Blue Monday. Qual è la vera minaccia?

A cura della dott.ssa Mariela Balestra, psicologa della Clinica Santa Croce.

Il cosiddetto “Blue Monday” è stato identificato, tra non poche obiezioni da parte del mondo scientifico, come il giorno più triste dell’anno.
Calcolato tramite una serie di equazioni e reso pubblico nel 2005, restano molti dubbi sulla sua veridicità, anche se nulla toglie al fatto che, a Gennaio, svanite le feste, l’anno parta in salita: bollette da pagare, aumenti di prezzo, impegni e obblighi vari, carte di credito che battono cassa dopo le spese Natalizie, errori e comportamenti che continuiamo a ripetere riemergono come fantasmi beffardi (e affamati) dietro i pacchi, pacchetti, bottiglie e bicchieri ormai vuoti.
Non scordiamoci anche i buoni propositi e le aspettative che ci siamo fissati (o che altri hanno deciso per noi), talvolta troppo ambiziosi o troppo densi, che rischiano di alimentare una situazione già carica di numerosi stimoli.
In aggiunta a questi ultimi, ecco che arriva anche la pandemia che, perpetrando da ormai un anno una costante e silenziosa minaccia, ha senza dubbio influito sui vissuti personali di ognuno, facendo emergere un senso di precarietà dell’esistenza, svegliando una nostra prima d’ora, sconosciuta fragilità, una incertezza degli affetti un tempo così solidi e sicuri.

La sensazione di non riuscire a stare dietro a tutte le numerose preoccupazioni e la sua derivante confusione: il proverbiale peso sul petto che non solo opprime il respiro, ma che rischia di ostacolare anche la nostra vista sul futuro. Più queste sensazioni si ammucchiano e più noi ci sentiamo rimpicciolire. Voglia di fuggire, di chiudere gli occhi, tempi di propositi e di buone intenzioni dettate soltanto dalla paura di non farcela.

Cerchiamo di non dimenticare che la sensazione di dover scalare una montagna infinita – cioè l’insieme delle nostri ansie e preoccupazioni – è spesso più dentro di noi che fuori.
Cominciamo con il dire che sul calendario non sono iscritti né il giorno felice ne il giorno triste, tali momenti dipendono soltanto da noi, dalle nostre vicende e trascorsi. Quindi, è importante non iniziare la giornata con la testa fasciata, aspettando tempeste immaginate da altri, chissà dove e chissà perché.
Al risveglio, e questo può valere per ogni mattina dell’anno, la realtà sembra sommergerci, a volte è lì per travolgerci e ci appiattisce. Cosa possiamo fare se non affidarci allandare del tempo, che sa trasformare le rapide impetuose del fiume in laghi sereni e non pietrificare i periodi bui in fotogrammi che emanano e ispirano soltanto negatività e impotenza?
La realtà di gennaio e dei suoi fantasmi beffardi è anche loccasione per imparare a rimettere i piedi per terra: che cosa c’è di più solido della Terra? Va immaginata come un sostegno sicuro dove possiamo ancorare radici e non, come capita spesso, un pantano in cui ci si sporca e si sprofonda soltanto. Vivere a mezzaria forse ci aiuta? Le radici si nutrono forse del vento? Certo, aiuta, ma a non vedere le conseguenze delle nostre scelte, le situazioni in cui siamo o ci mettiamo.

Chiediamoci quindi di cosa abbiamo realmente bisogno. È qualcosa di necessario o è qualcosa che mi impongo sulla base di un giudizio che viene da fuori? Posso sentirmi ed essere me stesso ugualmente senza questa o quella cosa? Ho propio così bisogno del “fuori” quando mi manca il “dentro” ?
Gennaio, se vogliamo,  rappresenta l’occasione per capire e distinguere l’utile dal futile, il “dentro” dal “fuori”, il bisogno vero dal momentaneo consumo del piacere. E se un lunedì non basta, Gennaio ne offre cinque, a scelta. E poi, l’anno termina forse a Gennaio?

Ecco infine un piccolo esercizio pratico per capire bene la dimensione delle preoccupazioni:

Immaginate un filo lungo tutti i dodici mesi che abbiamo davanti, un filo come quello che si usa per stendere i panni.
Dal mucchio dei panni da stendere (i nostri timori e preoccupazioni) prendiamo una “cosa” per volta, perché il “mucchio” non può essere affrontato tutto insieme: potrebbe cadere e sopraffarci!
Così, dopo aver fatto un respiro profondo e lungo come il filo che corre tutto l’anno e dopo aver allargato lo sguardo da un capo all’altro, stendiamo i panni ad asciugare al sole: uno ad uno, un passo per volta, un respiro per volta, un pensiero, un impegno, una scadenza, una paura, una lacrima, tutti uno alla volta. Sediamoci infine senza più il peso del mucchio, con accanto qualche persona cara con cui condividere l’attesa, perché il mondo non è sempre e soltanto cattivo.: verrà la primavera, verrà l’estete, verrà la luce e, una “cosa” dopo l’altra Gennaio sarà alle spalle: anche le nuvole si saranno allontanate e il sole scaccerà il buio asciugando i panni.

Mariela Browne Balestra

Psicologa della Clinica S. Croce

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