Disabile o Altrimenti Abile?

A cura della dr.ssa Anna Saito Psichiatra e Psicoterapeuta della Clinica S. Croce

 3 Dicembre: Giornata Internazionale della Disabilità

Dal 1992, l’assemblea generale dell’ONU ha introdotto la Giornata Internazionale della Disabilità, mirata a promuovere i diritti e il benessere delle persone disabili in tutte le sfere della società e dello sviluppo, e aumentare la consapevolezza della situazione delle persone con disabilità in ogni aspetto della vita politica, sociale, economica e culturale.

Il messaggio delle Istituzioni che da allora promuovono tale giornata spinge inevitabilmente ad una riflessione sull’accezione del termine disabile e su come esso possa indurre in errore nell’interpretazione  di un individuo.

Disabile o altrimenti abile?

In queste due definizioni è racchiuso un diverso approccio al problema della disabilità. Nel primo termine viene posto l’accento su ciò che manca in un individuo e non su ciò che c’è. In altre parole, già l’etimologia greca dis=cattivo fa evincere tale approccio al tema: il prefisso con valore dispregiativo sottende un punto di vista e una prospettiva a partire da una diminuzione della persona. L’altro termine, altrimenti abile, al contrario sottende la valorizzazione della persona oltre possibili limiti dovuti ad un handicap .

Il mondo della disabilità è molto vasto e racchiude moltissime realtà le cui cause possono essere le più svariate. Le patologie che conducono alla disabilità sono di diversa natura, traumatica, genetica, degenerativa, congenita, infiammatoria, infettiva, autoimmune, psichiatrica. Ciascuna di esse può in vario grado rendere la persona non abile in determinate aree di funzionamento. In ciascun individuo la disabilità può colpire una o più funzioni, motoria, sensoriale, cognitiva, associativa, emotiva, relazionale.

La sfida più grande in qualsiasi tipo di deficit è quella di riconoscere e individuare nelle singolarità di ciascuno le aree funzionali che rappresentino i punti di forza di un individuo oltre che un riconoscimento dei punti di debolezza; l’attenta analisi funzionale della persona rappresenta la base su cui costruire un progetto abilitativo o riabilitativo, nel caso in cui le funzioni si siano perse a causa di un danno.

La progressione d’un progetto riabilitativo di qualsiasi genere deve necessariamente passare dapprima nel riconoscimento del limite della persona da parte della persona stessa quando questo è possibile, dalla famiglia e dalle istituzioni. Il percorso di riconoscimento ed accettazione dei bisogni che originano da un deficit di qualsiasi tipo necessita di un lavoro psicologico che faciliti tale percorso, fornendo possibili e nuove strade viabili, in sintonia con le caratteristiche della persona , restituendo ad essa coerenza e continuità di sé.

Un’equipe multidisciplinare dovrà essere in grado di formulare un percorso di cura il più possibile individualizzato, in cui la persona e la sua storia siano al centro di un progetto in cui tutti gli attori principali, compresi i familiari, condividano gli obiettivi raggiungibili e le modalità di tale raggiungimento. Ciascuno degli attori infine dovrà acquisire strumenti adeguati al proprio ruolo all’interno di quel progetto.

La sinergia di questo tipo di trattamento sarà fondamentale per costruire diverse abilità che vedranno il soggetto non più come un disabile, ma come una persona diversamente abile che nella diversità potrà ancora sentirsi simile o alla pari di altri che possiedono un ruolo diverso nella società.

Anna Saito

Psichiatra e Psicoterapeuta della Clinica S. Croce

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