Invecchiare restando se stessi: quale relazione terapeutica è possibile?
Cosa accade alla nostra identità quando il corpo cambia, le relazioni si trasformano e il tempo riorganizza il nostro modo di stare al mondo?
E soprattutto: come può la relazione terapeutica continuare a essere uno spazio di sicurezza e fiducia anche nell’invecchiamento?
Sono alcune delle domande al centro del convegno “La relazione terapeutica nell’invecchiamento: costruire sicurezza e fiducia” del 9 maggio promosso dalla Clinica Santa Croce, Spitex UmaniTI e Ginco Ticino una giornata di studio dedicata alla complessità della cura nella terza età.
La sicurezza come base della cura
Ogni relazione terapeutica efficace nasce da una percezione: quella di sentirsi al sicuro.
Ma cosa significa “sicurezza” quando l’invecchiamento porta con sé perdite, fragilità e cambiamenti profondi? Quando il corpo non risponde più come prima, quando le relazioni si riducono o si modificano, quando emergono vissuti del passato?
Il convegno propone di esplorare queste domande attraverso un dialogo tra diversi modelli teorici: fenomenologia, teoria dell’attaccamento e teoria polivagale, in relazione ai più recenti contributi delle neuroscienze.
In questo intreccio, la relazione terapeutica non è solo uno spazio di parola, ma un luogo di sintonizzazione profonda, che coinvolge il corpo, le emozioni e le risposte autonomiche.
Il corpo che ricorda
Uno degli aspetti più affascinanti – e complessi – della cura nell’invecchiamento riguarda il rapporto tra memoria e corpo.
Come sottolinea Thomas Fuchs, tra gli ospiti del convegno, con l’avanzare dell’età alcune esperienze, anche molto lontane nel tempo, possono riemergere con una forza inaspettata. Non sempre sotto forma di ricordi narrabili, ma come memorie corporee, implicite, che si riattivano attraverso sensazioni, emozioni o situazioni.
Cosa succede quando il passato non viene ricordato, ma “rivissuto”? Come riconoscere queste manifestazioni nella pratica clinica? E in che modo la relazione terapeutica può offrire uno spazio di integrazione e significato?
Queste domande aprono a una comprensione più profonda del paziente anziano, che non può essere ridotto ai soli aspetti cognitivi o sintomatologici, ma va considerato nella sua interezza di essere incarnato, portatore di una storia che continua a vivere anche nel corpo.
Tra attaccamento e regolazione: il ruolo del terapeuta
L’integrazione tra teoria dell’attaccamento e teoria polivagale permette di leggere la relazione terapeutica come uno spazio in cui si costruisce – o si ricostruisce – la possibilità di regolazione emotiva.
In quest’ottica, il terapeuta non è solo un osservatore, ma parte attiva di un sistema relazionale che può favorire sicurezza, fiducia e apertura.
Come si costruisce una relazione che regola, e non destabilizza? Quali segnali corporei e relazionali è importante saper cogliere? Come mantenere una presenza autentica anche nelle situazioni più complesse?
Sono interrogativi centrali per chi lavora con persone anziane, soprattutto quando emergono vissuti traumatici, stati di vulnerabilità o condizioni di deterioramento cognitivo.
La cura come processo collettivo
Se la relazione terapeutica rappresenta il cuore del lavoro clinico, non meno importante è il contesto in cui questa relazione prende forma.
Il pomeriggio del convegno sarà infatti dedicato al tema della comunità che cura: équipe, istituzioni e reti territoriali che contribuiscono a costruire percorsi di cura efficaci.
Come si crea una comunità realmente curante? Qual è il ruolo della collaborazione tra professionisti? In che modo il contesto può sostenere – o ostacolare – la relazione terapeutica?
Riflessioni che ci permetteranno di ampliare lo sguardo, riconoscendo che la cura non è mai un atto individuale, ma un processo condiviso.
Un’occasione per approfondire e confrontarsi
Questo convegno rappresenta un’opportunità preziosa per fermarsi e riflettere su temi centrali per la pratica clinica contemporanea.
Attraverso il contributo di relatori provenienti da ambiti diversi – tra cui, oltre a Thomas Fuchs, anche Luigina Mortari e Giulia Lanza di Scalea – la giornata offrirà uno spazio di confronto tra teoria e pratica, tra prospettive differenti ma complementari.
Un invito a interrogarsi, a mettere in discussione le proprie pratiche e ad aprirsi a nuove modalità di intendere la cura.
Il convegno
La giornata si aprirà con i saluti istituzionali e l’introduzione ai lavori, per poi entrare nel vivo con l’intervento di Thomas Fuchs dedicato al rapporto tra memoria corporea e trauma nella terza età. Seguiranno approfondimenti sull’applicazione clinica della teoria polivagale con Giulia Lanza di Scalea e una tavola rotonda con diversi professionisti del territorio.
Nel pomeriggio lo sguardo si allargherà al tema della comunità che cura, con l’intervento di Luigina Mortari, seguito da un caso clinico e da una seconda tavola rotonda dedicata al confronto tra esperienze e prospettive.
Per il programma completo è possibile consultare il sito: https://santacroce.ch/convegni
La partecipazione in presenza prevede una quota di 165 CHF per l’intera giornata (140 CHF per soci ATP/STPP, con business lunch incluso) oppure 115 CHF per la mezza giornata. Sono previsti crediti formativi per diverse categorie professionali, tra cui psichiatria, psicologia, medicina generale, neurologia e geriatria, con un riconoscimento variabile a seconda della partecipazione.
