Intervento della Dr.ssa Sara Fumagalli al Notiziario di RSI LA1 del del 26.11.2021

È ora possibile ascoltare l’intervento della dott.ssa Sara Fumagalli al Notiziario RSI LA1 del 26.11.2021 a proposito del disagio giovanile ed in particolare del suicidio, una tematica complessa e delicata che ha bisogno del dialogo quale forma preventiva.
Oltre alla dott.ssa Fumagalli si sono espressi sul tema anche Ilario Lodi, direttore di Pro Juventute della Svizzera italiana, a Anne-Linda Camerini, docente ed esperta di comunicazione sanitaria all’Università della Svizzera Italiana.

Fonte: RSI

Suicidio: “Meglio parlarne”

Il fenomeno è in aumento soprattutto tra i giovani: Secondo gli esperti, è arrivato il momento di rompere il tabù

La dottoressa Sara Fumagalli, direttrice sanitaria della clinica Santa Croce di Orselina, spiega di aver osservato in prima persona una crescita dei casi di tentato suicidio o gesti autolesionistici e pericolosi tra i giovani. “Negli ultimi due-tre anni abbiamo avuto un aumento delle casistiche del 10-20%”, spiega la psichiatra, sottolineando come tra i ricoveri una percentuale significativa (15-20%) sia rappresentata da pazienti under-30. “Bisogna tenere presente che viviamo in una società in cui non parlare di suicidio è impossibile, perché esiste un mondo virtuale, che gli stessi ragazzi mi hanno fatto scoprire, dove questi temi vengono purtroppo approfonditi ed è impensabile tenerli sotto controllo”

“Il parlarne, è stato dimostrato, è prevenzione. Bisogna farlo in modo adeguato e a 360°: non solo tra specialisti, perché altrimenti si rischia di psichiatrizzare il fenomeno – conclude Fumagalli -. Tutta la popolazione dovrebbe andare insieme come una squadra nella direzione di affrontare la sofferenza esistenziale delle giovani generazioni con serenità e conoscenza”.


Media e suicidi, come parlarne? – Intervista a Anne-Linda Camerini


Giovani “condannati all’immediatezza”

“Il non parlarne ci impedisce di riflettere su quelle che sono le motivazioni che potrebbero condurre una o un giovane a considerare questo tipo di soluzione. Sappiamo che i ragazzi che decidono di tentare o di adottare un gesto estremo non lo fanno per puro caso: non è mai una decisione improvvisa. E tutto ciò comporta una riflessione da parte nostra sul contesto in cui sono inseriti”, osserva Ilario Lodi, direttore di Pro Juventute della Svizzera italiana.

“I giovani di oggi forzatamente condannati all’immediatezza, sono fagocitati dalla necessità di essere costantemente all’erta. E questo implica anche il fatto di non riflettere più profondamente sulle proprie personali necessità, essendo costretti a dover stare sempre a giorno di quel che succede”, spiega Lodi. “Non sorprende quindi pensare che alcuni di questi ragazzi non riescano a sostenere questi ritmi che non sono stati loro a desiderare. Un caso di tentato suicidio giovanile, dunque, deve interrogare soprattutto noi adulti sul loro contesto di vita”, aggiunge.

Nell’immagine: disegno realizzato dal gruppo giovani in Socioterapia.

Trattamento GET (Gruppi Esperienziali Terapeutici) nella disregolazione emotiva: indicazioni ed efficacia

Mercoledì 1 Dicembre 2021 dalle ore 13.00 alle ore 14.15 

PROGRAMMA DELLA CONFERENZA

13.00: Dr. Raffaele Visintini

Dal 1989 si occupa di disturbi di Personalità e in particolare del Disturbo di Personalità Borderline. Responsabile del Centro per la Valutazione e trattamento di questa patologia del IRCCS San Raffaele Turro di Milano. È supervisore della sede di Milano della Scuola di Psicoterapia COIRAG e insegna psicopatologia nella stessa scuola.

14.15: Domande da pubblico e chiusura


  • IN PRESENZA

SALA DIMITRI – Clinica Santa Croce, Via al Parco 27 – 6644 Orselina
Capienza massima 40 pers. certificato COVID obbligatorio.

  • ONLINE

Microsoft Teams, link tramite iscrizione.


Iscrizioni entro il 29.11.2021

Per le iscrizioni inviare un’e-mail all’indirizzo: eventi@santacroce.ch indicando se la partecipazione è di persona (certificato COVID obbligatorio) o tramite Teams.


Volantino della conferenza.

I giovani ticinesi, la pandemia e le difficoltà di stare al mondo.

Intervista alla dott.ssa Fumagalli, Direttore Sanitario della Clinica Santa Croce, per il Corriere del Ticino in merito alla sofferenza giovanile in Ticino: una situazione aggravata dalla Pandemia come dimostra il numero dei ricovero dei giovani alla Santa Croce, il 20% in più rispetto al periodo di pre-Covid19. 

È possibile leggere l’articolo completo con l’intervista qui di seguito, o in alternativa sul sito del Corriere del Ticino a questo link.

Disturbi affettivi e suicidalità nel giovane adulto

La Clinica Santa Croce collabora all’interno della rete territoriale partecipando all’Aggiornamento del Circolo Medico di Locarno e dintorni.

Martedì 16.11.2021 alle 18:30
Formazione Online ed in Presenza
Relatrice: Dott.ssa Sara Fumagalli.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a profondi cambiamenti sociali, crolli di sistemi politici e di valori che credevamo perenni. In tali contesti vi è stato un importante aumento dei disturbi psichiatrici in generale, e soprattutto dei disturbi affettivi con anche un aumento dei tentamen suicidali e dei suicidi.

La serata di presentazione tenuta dalla Dr.ssa S. Fumagalli, FMH in psichiatria e psicoterapia e Direttrice sanitaria della Clinica Santa Croce, cercherà di dare luce e risposte alla complessità di tali disturbi e alle complicazioni che questi comportano.

La conferenza vale 2 crediti Q-Label per l’aggiornamento ATIMEF/AMITI che saranno da chiedere al Dr. Broggini via mail.

La serata gode del gentile sostegno della Ditta Lundbeck (sig.ra M. Formentini) e del  Laboratorio Unilabs (sig.ra C. Li Volsi, sig. A. Viganò)che ringraziamo.

Locandina dell’evento.


  • IN PRESENZA

Ospedale Regionale di Locarno.

Certificato COVID e mascherina obbligatori.

Iscrizione obbligatoria alla e-mail: nello.broggini@hin.ch

  • ONLINE

L’accesso alla formazione online è possibile da 10 minuti prima dell’evento a questo link. Si consiglia l’installazione della piattaforma ZOOM sul proprio dispositivo per una migliore esperienza di connessione. Iscrizioni entro il 17.10.2021


Per ulteriori informazioni vi preghiamo di contattare:

Informazioni serata: Dr. med. Leonardo Critelli, Tel. 0917522641

Connessione: Dr. med. Nicola Bianda, Tel.  0917446464 / 0794442444

Psicopatologia nel pre e post-partum: per una prospettiva integrata

Venerdì 26 novembre 2021 dalle ore 14.00 alle ore 17.00 

PROGRAMMA DEL POMERIGGIO FORMATIVO:

  • 14.00-14.10: Introduzione Dr.ssa Nespeca Claudia Vice Primario della Clinica Santa Croce
  • 14.10-14.50: Prof.ssa Alessandra Graziottin (via Teams)

“Fattori biologici e psicologici durante la gravidanza e nel post-partum”

“Alessandra Graziottin, medico, specialista in Ginecologia-Ostetricia e Oncologia, Psicoterapeuta in Sessuologia, è Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’H. San Raffaele Resnati di Milano.
Nel 2008 ha costituito la Fondazione Alessandra Graziottin per la cura del dolore nella donna Onlus, di cui è Presidente. Dal 2020 è Docente di Sessuologia Medica e Psicopatologia della Sessualità presso Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Analitica e Transazionale a Orientamento Sociocognitivo, Pordenone”

  • 14.50-15.30: Prof. Giovanni Stanghellini (in presenza)

“Maternità: una sfida esistenziale”                                                                       

  • 15.30-15.40: Pausa
  • 15.40-16.20: Prof.Fagiolini Andrea (via Teams)

“Terapia psicofarmacologica durante la gravidanza e nel post-partum”        

  • 16.20-17.00: Discussione, segue aperitivo.

  • IN PRESENZA

SALA DIMITRI – Clinica Santa Croce, Via al Parco 27 – 6644 Orselina
Capienza massima 40 pers. certificato COVID obbligatorio.

  • ONLINE

Microsoft Teams, link tramite iscrizione.


Iscrizioni entro il 24.11.2021

Per le iscrizioni inviare un’e-mail all’indirizzo: eventi@santacroce.ch indicando se la partecipazione è di persona (certificato COVID obbligatorio) o tramite Teams.

Come va con l’ansia e la depressione?

Ansia, depressione, burnout. Malattie di cui spesso si tende a non parlare, eppure i problemi di salute mentale sono sempre più diffusi. In Svizzera una persona su dodici manifesta sintomi depressivi e in Ticino addirittura una persona su nove.

La depressione è una malattia che può colpire chiunque, indipendentemente da genere, età, professione, status sociale o origine, e che a livello nazionale provoca costi per otto miliardi franchi. Un fenomeno che preoccupa anche le autorità sanitarie del Canton Ticino che negli ultimi quattro anni hanno realizzato un progetto per sensibilizzare e destigmatizzare questa patologia psichica.

Senza dimenticare che nell’ultimo anno si sono aggiunti anche le fragilità e i disagi mentali che può provocare il Covid. A Come va? le testimonianze dei pazienti cha hanno vissuto e vivono questo malessere profondo e i consigli degli specialisti.

Informazioni sul programma

Cosa fare per star bene e per sentirsi in forma? Come affrontare le malattie che, inevitabilmente, si presentano nel corso della vita? La seconda stagione del programma a cura di Valerio Selle, con la conduzione di Laura Pozzi e la regia di Chris Guidotti, affronta nuovi e attuali temi della salute e della medicina. Ogni puntata pone l’attenzione su un argomento principale: dal mal di testa, alla medicina estetica, dal diabete, alla depressione, ai problemi delle articolazioni, senza dimenticare un aggiornamento sulla pandemia. Al centro dei servizi i pazienti, che raccontano come affrontano le patologie più comuni e frequenti. In studio o in collegamento, gli interventi di medici e specialisti che approfondiscono i casi presentati. “Come va?”, attento anche alle novità terapeutiche e alla prevenzione, è un programma divulgativo e scientifico, destinato a tutti perché la salute riguarda ognuno.

Fonte: RSI

Belong. Be You.

Giornata Mondiale dell’Ergoterapia 2021.

La giornata mondiale dell’Ergoterapia (Terapia Occupazionale) è stata introdotta per la prima volta nel 2010 dalla WFOT  (World Federation of Occupational Therapists) e da allora è diventata una data importante per promuovere e celebrare la professione dell’ergoterapista a livello internazionale.

L’ergoterapia, o terapia occupazionale, è una terapia riabilitativa che promuove la salute ed il benessere attraverso attività finalizzate che hanno lo scopo di reintegrare la persona alle attività della vita quotidiana e consapevolizzarla delle sue risorse e capacità personali.

Alcune malattie fisiche e psichiatriche, disabilità e situazioni sociali interrompono o ostacolano il normale “fare” nella vita di ogni giorno. Si tratta delle sfide quotidiane che le persone affrontano quando, a causa di una malattia un’infermità o disabilità, l’ordinario diventa straordinario. Attività semplici come allacciarsi le scarpe o fare un caffè, ma anche curare e mantenere la propria igiene personale, possono rappresentare grandi ostacoli se non si dispone di un supporto a cui fare affidamento.

La missione dell’ergoterapista è quella di guidare il paziente attraverso attività individuali o di gruppo al fine di raggiungere il maggior livello possibile di autonomia nelle mansioni che deve o vuole fare (o che gli altri si aspettino che faccia). La figura dell’ergoterapista fa parte dell’equipe di cura: valuta la parte funzionale e psicologica del paziente, programma un intervento riabilitativo, promuove azioni educative.
In sostanza, l’Ergoterapista mette a disposizione le sue conoscenze e le sue capacità per aiutare le persone a ritrovare la forza e la capacità di partecipare alle attività significative per la propria vita, siano esse semplici e basilari (cucinare il proprio pasto, curare la propria igiene) o più complesse (moblità indipendente, relazioni interpersonali).

Ecco qui di seguito uno scritto di una paziente della Clinica Santa Croce a proposito dell’Ergoterapia, dell’interpretazione che ne ha dato e dei benefici tratti da questa attività terapeutica:

Per quanto riguarda la mia esperienza, sia clinica che domiciliare, l’ergoterapia è quel “fare” della vita quotidiana, nonché un metodo curativo significativo ed efficace che intacca l’organizzazione giornaliera dell’uomo. Difatti questa disciplina mi ha insegnato tramite attività a gestire emozioni forti come la frustrazione, la tristezza o la noia, a pazientare, al problem solving: a risolvere ciò che è apparentemente irreparabile, trasformando tutto in qualcosa di possibile. L’ergoterapia mi ha aiutata anche a regolare il sonno (ritmo sonno-veglia), a capire i miei comportamenti, ad affrontare l’ansia sociale e la gestione delle crisi, fino ad arrivare a sogni irrealizzabili tramutati in realizzabili come comprare una bicicletta, instaurare routine permanenti e apprezzarmi maggiormente nonostante il mio disturbo di personalità borderline.

Il tema della giornata mondiale dell’ergoterapia di quest’anno è “Belong, Be You”, un tema che promuove la diversità e l’inclusione e che è sempre più diffuso nell’ambito delle cure psichiatriche. La diversità, ad oggi, non deve più rappresentare un ostacolo nei rapporti interpersonali, sia nella cura che nella vita sociale, ma deve funzionare come motivazione per costruire un senso di comunità ed avvalorare il concetto di resilienza.

Più informazioni sul reparto Ergoterapia della Clinica Santa Croce →

Intervento della dott.ssa Anna Saito, psichiatra e psicoterapeuta della Clinica Santa Croce, e di Patrizia Berger, presidente dell’associazione asi, su Cronache Della Svizzera Italiana (Rete1) in merito alla serata cinema e alla creazione del quartiere solidale.

Mr. Ove ed il quartiere solidale. L’importanza dell’inclusività.

Mercoledì 6 Ottobre si è svolto il secondo appuntamento della serata cinema di asi, in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro e la Clinica Santa Croce. Durante il corso della serata è stato proiettato il film Mr. Ove del 2015, adattamento cinematografico del libro “L’uomo che metteva in ordine il mondo” di Fredrik Backman.

Ove è un vedovo che vive in un quartiere residenziale di cui si prende cura meticolosamente. Ogni mattina infatti procede con il suo rituale giro di ispezioni per controllare che cartelli stradali, raccolta differenziata e circolazione all’interno del quartiere seguano le scrupolose regole che anni prima lui ed il suo ex-amico Rune avevano stilato per un quartiere più sicuro.

Dopo la perdita del lavoro, Ove è determinato nel togliersi la vita e raggiungere così l’amatissima moglie, tuttavia una serie di eventi continuano a rimandare il suo suicidio. Uno tra tutti l’arrivo di una nuova vicina di casa Parvaneh e della sua famiglia, la quale, dopo vari tentativi di stabilire un legame con Ove nonostante la sua burbera riluttanza, gli restituirà una nuova linfa vitale.

La pellicola di Mr. Ove, oltre ad essere una storia sull’amore e sulla rinascita, stimola interessanti prospettive di riflessione a proposito della della forza del quartiere e di come esso possa essere fonte di aggregazione, di solidarietà e di forza per la comunità che ci vive.

Il film ci mostra come il quartiere è il luogo non solo in cui le persone vivono, condividono spazio e tempo, ma si fanno spalla l’una con l’altra per la soluzione di problemi e per il benessere comune. Il quartiere infatti, da semplice delimitazione geografica si arricchisce di una funzione di solidarietà ed accoglienza, di circolarità tra il dare e il ricevere. Chi può giovare di questo arricchimento non sono solo le persone che hanno un bisogno particolare di attenzione, come per esempio chi ha una disabilità o una neurodiversità, ma ogni abitante dal momento che la conoscenza di ciascuna diversità rappresenta di per sé un arricchimento e fa si che le distanze si annullino e diventino vicinanze.

Questo è il concetto che sta alla base del progetto del Quartiere Solidale di Breganzona, un’iniziativa che permette alle persone di incontrarsi, conoscersi, confrontarsi ed approfondire questioni, insomma di sentirsi incluse. Un’iniziativa vicina ai bisogni dei cittadini, in modo particolare di chi ha determinate necessità per cui l’aiuto della comunità è fondamentale. Un’iniziativa partita dal basso, dai cittadini, perché solo i cittadini conoscono i loro bisogni e sviluppano con la loro creatività delle risposte proponendo delle soluzioni a situazioni concrete, e rivolta a tutti gli abitanti del quartiere. 

Uno degli scopi del Quartiere Solidale è anche quello di intercettare i bisogni delle persone. Come il film ci insegna, questi spazi di accoglienza sono fondamentali soprattutto a chi non si lascia accogliere o chi è incapace di farsi accogliere. Mr. Ove, burbero all’apparenza e con un eccessivo attaccamento alle regole, si dimostra un persona con un grande cuore (non solo metaforicamente come si scoprirà durante il film) grazie alla donna che si è appena trasferita nel quartiere. Parvaneh è colei che va oltre l’apparenza e diventa caparbia nel voler entrare comunque in relazione con il protagonista, scardinando la sua durezza e coriaceità d’animo. La sua perseveranza riuscirà a far riemergere quella humanitas che era dentro al protagonista e che si era assopita in un insieme di dolori e sofferenza che aveva ricevuto dalla vita.

Il quartiere solidale non deve essere solo un luogo ma uno stato dell’animo che diventa comportamento. Infatti impegnarsi nel quartiere prestando attenzione a coloro che hanno bisogno è un comportamento che ognuno di noi può avere ed arricchisce sopratutto noi stessi. È in questo modo che il quartiere diviene una trama di rapporti interpersonali necessari che si uniscono per un bene comune, che rendono la vita bella e degna di essere vissuta per un motivo o per un altro.

Intervento del dott. Lorenzo Folini a “Lo Spettinato” di Radio Ticino del 9.10.2021

È ora disponibile all’ascolto l’intervento del dott. Lorenzo Folini alla trasmissione di Radio Ticino “Lo Spettinato” in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2021.

Nell’immagine: dipinto realizzato dal gruppo giovani in Socioterapia.

Giornata Mondiale della Salute Mentale, insieme contro lo stigma.

Il tema della Salute Mentale è da tempo oggetto di discussione per gran parte della popolazione. Lo è stato sopratutto durante la pandemia quando il cantone e diverse enti del territorio, tra cui la Clinica Santa Croce, hanno messo a disposizione del personale qualificato per rispondere alle esigenze dei cittadini che avevano riscontrato per la prima volta ansie, perdite di sonno, depressione.

Seppure la pandemia abbia fatto luce sul fatto che le condizioni esterne in cui ci troviamo abbiano un effetto diretto sulla nostra salute mentale, prevale ancora la convinzione che la malattia mentale sia qualcosa di insito ed incurabile. Finché il pregiudizio verso le problematiche mentali esisterà, andrà di pari passo anche la discriminazione verso chi ne soffre, generando la situazione paradossale in cui vengono voltate le spalle a chi ha realmente bisogno di una mano tesa che lo/la aiuti a rialzarsi.

“È come se non venissimo mai accettati nel nostro malessere, perché la malattia mentale è invisibile”.

Come dice questa paziente, una delle ragioni della discriminazione è generata dal fatto che la malattia non si vede e dunque non si conosce. Ciò che non capiamo diventa automaticamente ostile per convenienza, sopratutto quando parliamo di qualcosa di realmente complesso, come la mente.

“È più accettato un dolore fisico che un dolore mentale.”

Un’altra ragione del mancato aiuto è frutto di una cultura che continua a vedere la malattia mentale come qualcosa di spaventoso, da nascondere e da dimenticare. Invece, come dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità: una definizione che sottolinea quanto la salute mentale sia una componente essenziale del benessere di un individuo. Se si ammalano i polmoni, se si ammala il cuore, perché non può ammalarsi un organo tanto più complesso come il cervello?

“Non c’è pazienza nei confronti della malattia mentale”

Questo scritto invece ci sottolinea la percezione di un paziente a proposito della superficialità verso le problematiche della salute mentale. Spesso la mancanza di pazienza porta ad evitare un ostacolo piuttosto che affrontarlo con spirito propositivo. 

Cosa si può fare per ridurre lo stigma?

Informarci sulla salute mentale.

Accade spesso che i disturbi mentali siano etichettati sotto un unico ombrello con il termine di pazzia, quando in realtà esiste una grande varietà di disturbi con entità e gravità diverse, ognuno con la propria diagnosi e la propria terapia. Esistono siti, tra cui anche quello della Clinica Santa Croce, che mettono a disposizione grandi quantità di informazioni sulle malattie mentali, per esempio a questo link può trovare la spiegazione dei principali disturbi ed il loro trattamento.

Non fermarsi al pregiudizio.

Il pregiudizio è il nostro metodo per tutelarci da qualcosa che non conosciamo. Formulare un’opinione su dati parziali per non perderci nella complessità del mondo. Può succedere però che un giudizio preliminare di qualcosa o qualcuno si fossilizzi pericolosamente dentro di noi fino a diventare convinzione. Prendiamo del tempo per riflettere più a fondo a proposito di ciò che accade e circonda, non fermiamoci ad un prima impressione di tutto.

Parlare apertamente della salute mentale.

Non solo parlare della salute mentale dà la possibilità a chi ci circonda di confortarci e aiutarci. Ma è anche importante parlarne e discutere privi di pregiudizio dal momento, che potremmo essere proprio noi a dover capire le esigenze di qualcuno di vicino per potergli tendere una mano.

Due dei molti dipinti dei pazienti dello spazio Socioterapia della clinica Santa Croce in cui i pazienti esprimono le loro sensazioni in maniera creativa attraverso disegni o testi come quelli che abbiamo proposto in questo articolo.

Giovani e Tecnologia: uso (in)consapevole e rischi della rete. Cosa possono fare i genitori?

Sabato 16 ottobre 2021 – dalle ore 9.00 alle 12.00
Auditorium BancaStato – Via H. Guisan 5, Bellinzona (ingresso con Covid Pass)

Vi segnaliamo l’evento organizzato dalla Conferenza Cantonale dei Genitori con il patrocinio del Dipartimento della sanità e della socialità e in collaborazione con atgabbes , ASPI , Croce Rossa Svizzera , SUPSI.

Interverranno sul tema:
Matteo Lancini, Psicologo e psicoterapeuta – Presidente della Fondazione Minotauro
Barbara Tamborini, Psicopedagogista, formatrice, scrittrice, esperta di genitorialità
Alessandro Trivilini, Docente-ricercatore SUPSI Dipartimento Tecnologie Innovative

Moderazione a cura di:
Marco Galli, Ufficio del sostegno enti e attività per le famiglie e i giovani

Rinfresco a seguire per i partecipanti presenti che si sono annunciati.
Iscrizioni entro l’11 ottobre 2021 via e-mail: info@genitorinforma.ch

Per ulteriori informazioni: 091 968 15 83www.genitorinforma.ch


In gruppo, per crescere.

Da sempre il gruppo dei coetanei costituisce una dimensione insostituibile nel processo di crescita dell’adolescente, sulla strada della conquista dell’autonomia. Alla tradizionale valenza evolutiva e creativa, sta subentrando quella lenitiva: i giovani si riuniscono per condividere il loro disagio esistenziale.

Vi proponiamo l’intervista alla dr.ssa Sara Fumagalli, Direttore Sanitario della Clinica Santa Croce, a cura di Susanna Cattaneo per il magazine Ticino Management Donna di Settembre/Ottobre 2021. Nell’intervista la Dottoressa parla di giovani, in particolare del ruolo del gruppo nella gestione del malessere esistenziale e della sua evoluzione nell’era digitale.

Cliccare sulla copertina per leggere l’intervista.

Dinamiche e Trattamento di gruppo della disregolazione emotiva

Mercoledì 6 ottobre 2021 Dalle ore 13.00 alle 14.30

PROGRAMMA DELLA CONFERENZA

13.00 Dr. Visintini Raffaele

Dal 1989 si occupa di disturbi di Personalità e in particolare del Disturbo di Personalità Borderline. Responsabile del centro per la Valutazione e Trattamento di questa patologia del IRCCS San Raffaele – Turro di Milano.
È supervisore della sede di Milano della Scuola di Psicoterapia COIRAG e insegna psicopatologia nella stessa scuola.

14.15 Domande dal pubblico e chiusura

Formazione continua 2 crediti.


  • IN PRESENZA

SALA DIMITRI – Clinica Santa Croce, Via al Parco 27 – 6644 Orselina
Capienza massima 40 pers. certificato COVID richiesto.

  • ONLINE

Microsoft Teams, link tramite iscrizione.


Iscrizioni entro il 04.10.2021

Inviare un’e-mail a: eventi@santacroce.ch

Serata film con tavola rotonda sul tema della neurodiversità e inclusione sociale.

Vi aspettiamo, Mercoledì 6 Ottobre 2021 alle ore 20:00 presso la Sala teatro del quartiere di Breganzona, per l’evento dell’associazione asi, in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro e la Clinica Santa Croce: Serata film con tavola rotonda sul tema della neurodiversità e inclusione sociale.

Verrà proiettato il film svedese “Mr. Ove” del 2015 tratto dal romanzo “L’uomo che metteva in ordine il mondo” di Fredrik Backman. Un’ottima occasione per riflettere insieme a professionisti del settore sul tema dell’inclusione sociale e sull’importanza del quartiere e della comunità come aiuto a persone che vivono un condizione di difficoltà e isolamento.

In particolare, con questo evento e la seguente tavola rotonda si vuole stimolare la riflessione sui quartieri come luogo di cura, in cui chi presenta una fragilità (ma anche ogni altro cittadino) possa trovare aiuto, accoglienza e conforto.

Interverranno alla tavola rotonda:

  • dott.ssa Anna Saito, della Clinica Santa Croce esperta nel trattamento dei disturbi dello spettro autistico.
  • Gabriella Rossini, infermiera, formatrice, pedagogista (referente del progetto Quartiere Solidale).
  • Tommaso Giannella, membro del consiglio di Fondazione Oltre Noi, Direttore di BeeCare Breganzona.
  • Franco Panora, presidente della commissione di quartiere.

Per iscrizioni contattare:info@autismo.ch

A tutela dei partecipanti e a dipendenza delle nuove disposizioni sanitarie, si valuterà se accettare le iscrizioni unicamente con l’attestazione dell’avvenuta vaccinazione completa al Covid-19.

Volantino della serata.

Il disturbo borderline è da decenni tema di discussione in ambito psichiatrico per via delle sue molteplici sfumature. Per fare chiarezza su cos’è il disturbo, ma sopratutto su come guarirne, abbiamo deciso di intervistare una ex paziente del Metodo GET ora guarita e “riconsegnata al mondo”. 

Come spiegherebbe a chi non lo conosce, ed utilizzando il suo punto di vista, il disturbo borderline?

Se dovessi descrivere come ho vissuto il disturbo, sulla base dell’esperienza direi: soffrire un’ immagine sempre e fortemente imperfetta proiettata dagli altri (magari per esperienze in passato), basata su responsabilità enormi ed impossibili da affrontare, dove si ricerca disperatamente un aiuto dall’esterno attraverso vari canali. Io ho avuto e sentito fortemente la necessità che qualcuno mi spiegasse passo per passo perché mi sentivo cosi inadeguata nel mondo. Avevo il disperato bisogno che qualcuno mi facesse sentire viva e non abbandonata in questo senso di vuoto. Allo stesso tempo volevo impressionare gli altri per fargli capire quanto ero “forte” con magari un immagine fortemente aggressiva, completamente lontana dal mio vero essere. Infatti sentivo una immensa paura sotto quell’aggressività.

Non riuscivo minimamente a capire la diversità del mondo perché io non ero qualcosa, io ero tutto. Mi sono stupita quando ho capito che si poteva pensare in modi così diversi e ognuno potesse avere la propria idea. Credevo che le persone fossero o buone o cattive, senza una via di mezzo. Non riuscivo a capire che quando sei arrabbiato vedi le cose in un modo ed è normale che sia diverso dal vederle quando sei in quiete. Non riuscivo a capire che noi non siamo quello che facciamo o diciamo, non siamo buoni o cattivi perché io mi sono sentita sempre sotto giudizio di me stessa e questo mi privava della libertà di essere qualcuno. Pensavo esistessero schemi predefiniti, rigidi e quando ho scoperto che il mondo è pieno di “dipende” mi sono sentita sollevata. Ho sempre avuto paura che la gente volesse farmi del male, che la gente fosse il male. Faccio ancora fatica a fidarmi, però ci sto lavorando, come con la fiducia in me stessa. 

Com’è stato il processo di consapevolezza? È stata lei ad accorgersi che qualcosa non andava? Ha chiesto aiuto? Le è stato dato?

Io mi sono sempre accorta che qualcosa non andava, fino da piccolina. Sentivo la rabbia in modo “troppo forte”, pensavo. Mi guardavo allo specchio e pensavo “chissà se da grande sarò pazza”. Ho sempre chiesto io aiuto perché i miei genitori sono stati piuttosto assenti, nel 2014, a Novembre ho contattato per la prima volta una dottoressa psichiatra per i DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare ndr). Soffro di attacchi di panico da quando ho 15 anni ma in quel momento non ero proprio in grado di chiedere aiuto, quindi li ho tenuti e basta, ho solo sentito una specialista che avevo visto due volte con mio papà ma poi non si è più indagato.

Sapevo di soffrire, ma non capivo perché. Mi sentivo triste, quando andavo a ballare pensavo “non vedo l’ora di tornare a casa e ammazzarmi”.
Ho contattato il San Raffaele nel 2014/15 perché nonostante soffrissi molto sapevo di non voler morire. Anche nel 2017 ho chiesto aiuto io per anoressia, dopo poco è arrivata mia mamma che viveva negli States. Nel complesso mi sono sempre occupata io della mia salute mentale se non negli ultimi anni quando proprio non potevo più stare sola.

Mi è stato dato aiuto da una dottoressa a cui sono molto grata. Mi ha fatto fare due ricoveri, uno mentre aspettavo di essere inserita nel GET (la diagnosi borderline è arrivata dopo). Con lei mi sono sentita una persona e non una paziente. Mi sono sentita aiutata anche dal GET dove, anche li, ho trovato persone che ti trattano come una persona e non un numero, mentre in altri centri questa cosa viene molto a mancare.

Parte fondamentale del metodo GET è la terapia svolta in gruppo. Com’è stata la sua l’esperienza? Condividere le proprie sensazioni con gli altri ha aiutato il suo processo di cambiamento? In che modo?

Il gruppo secondo me è la parte fondamentale della funzionalità della terapia. Si abbattono tantissimi confini: saper accettare gli altri, essere empatici, saper ascoltare e comprendere, capire che non esiste sempre cattiveria… insomma potrei andare all’infinito: si comprende che il mondo è molto più complesso di come se lo immagina un borderline.

Ho imparato quando l’interpretazione blocca le relazioni e anche la mancanza di capacità di comprensione e accettazione. Anche legittimarsi, capire che purtroppo non si possono far felici tutti e con educazione e delicatezza ci si deve rispettare in primis, senza dire quello che gli altri vorrebbero sentirsi dire.

La sacralità della condivisione sta anche nel fatto che, secondo me, è umano che quando viviamo le cose solo all’interno della nostra testa sembrano enormi, difficili, impossibili. Poi quando ne parli ti senti meno solo, a volte compreso e a volte no ( è normale anche questo) però puoi trovare confronto e arricchimento. Anche realizzare che ognuno ha la propria realtà quindi esserne consapevoli che anche noi a volte non possiamo comprendere tutto.

Dove vede la forza del metodo GET? Cosa e come le è stato più utile del metodo in questa esperienza terapeutica?

La forza del GET la vedo nel lavoro di gruppo, nel lavoro incentrato sulla Mindfulness (che personalmente pratico nella mia vita privata) e nell’equipe. In tutti i professionisti con cui ho avuto a che fare ho trovato una guida. In ognuno di loro c’era un pezzo che mi portavo a casa, ma non di loro inteso come vita privata, perché onestamente si tenevano molto neutri nel compito. In loro come professionisti del settore, nella psicologia che secondo me è una materia super affascinante, nel metodo che ognuno di loro utilizzava.

Un altro punto di forza è sicuramente avere una tutor. La parte più difficile uscendo dalla terapia (inteso luogo fisico dove affronti anche parti dolorose di te) è il senso di vuoto e dover rimanere con te stesso. Quel momento è delicatissimo e avere un tutor che ti segua nei momenti critici è importantissimo, anche per imparare a chiedere aiuto quando si è in difficoltà. La figura del tutor, per quanto mi riguarda, poi nella vita reale viene sostituita proprio con la capacità di chiedere aiuto e non vergognarsi.

C’è stato un momento specifico durante la terapia (una delle 3 fasi) in cui ha capito che le cose stavano cambiando o se ne è resa conto gradualmente? Quali sono state le sensazioni che hanno accompagnato questi momenti?

La fase 1. Per me è stato uno dei momenti più difficili della mia vita. È nato tutto da una domanda: “ma io come faccio a sapere che amo il mio fidanzato?”. Ho avuto una presa di coscienza cosi forte che mi ha fatto capire di non conoscermi per niente, da nessun punto di vista. Non sapevo nemmeno come provavo le emozioni. Mi sono dovuta resettare al completo, ho passato un anno intero a pormi domande e fare lunghi dialoghi con me stessa scoprendo cose che mi ero dimenticata esistessero.

Ho passato i primi mesi a pensare seriamente in modo lucido al suicidio perché non capivo più nulla. Non avevo più niente per difendermi, non so se la terapia abbia agito in che modo senza che io me ne accorgessi ma mi sono sentita indifesa e senza armi. Avevo una paura indescrivibile, prendevo a testate i muri, urlavo, piangevo. Ho fatto tele con il sangue, mi sono provocata i tagli di autolesionismo più profondi sul corpo ma proprio per masochismo e non per crisi.

Poi ho deciso di fidarmi perché non riuscivo letteralmente nemmeno a sopravvivere e ho deciso di iniziare a parlare. Parlavo tantissimo con la mia tutor, le parlavo di tutti i miei pensieri, anche quelli che mi facevano vergognare, paure, insicurezze. La chiamavo tantissimo per consultarmi durante il giorno. Facevo la TIP (T – Temperature; I – Intense Exercise; P- Progressive Relaxation ndr) tre volte al giorno più Mindfulness. Piano piano iniziavo a ricostruire qualcosa. C’è stato un periodo della vita verso i 17 anni (in cui penso siano stati gli anni di maggiore felicità), stavo parecchio negli Stati Uniti e stavo imparando a conoscermi.

Li mi ammiravo e amavo stare con me stessa. Allora prendevo pezzettini messi in stand-by su chi sentivo di essere in quegli anni, su chi avevo iniziato a conoscere e cercavo di svilupparlo. Devo ammettere che ho toccato anche momenti di gioia che non penso di aver mai toccato, quando riscoprivo pezzi di me. Facevo lunghe corse di decine di km in cui avevo dialoghi interiori e la sensazione di benessere era indescrivibile. Mi sono costruita, ho iniziato a parlare con me stessa, ho capito che me stessa dopo tutto esisteva ma non so dove fosse stata in questi anni. È stato bellissimo riscoprirla.

Di quale traguardo va più fiera ora che è guarita?

Il traguardo di cui vado più fiera è sapermi mettere in discussione. Sono una persona molto curiosa e sapermi confrontare mi ha aperto un mondo. Prima mi offendevo molto quando qualcuno la pensava diversamente, non pensavo potesse essere possibile avere idee diverse. Uno dei due doveva avere torto. Ora sono giunta alla conclusione che tutti hanno ragione (a meno che non vada a reprimere la libertà o infliggere sofferenza a qualcuno).

Come vedeva il suo futuro prima e come lo vede ora?

Non prevedevo il mio futuro. Onestamente non esisteva questa domanda quindi non c’è una risposta. In questo momento storico il mio futuro lo vedo complesso, con un po’ di difficoltà ma possibile. Il mio più grande augurio a me stessa è quello di iniziare e sviluppare gli studi che sogno di fare perché la conoscenza mi fa sentire bene.

Ragazze Interrotte del 1996 è il film sul disturbo borderline per antonomasia, non vi è infatti altra pellicola che tratti così ampiamente e dettagliatamente questo tipo di disturbo che ad oggi è una delle tematiche più importanti in ambito psichiatrico proprio per via della sua recente diffusione, specialmente negli individui più giovani.

Per saperne di più su questo argomento, le consigliamo di leggere questo articolo: “Il metodo GET per il disturbo Borderline: intervista al dott. Visintini”

Le varie sfaccettature di questo disturbo lo rendono difficile sia da descrivere che da comprendere, infatti il film è basato sull’esperienza reale di Susanna Kaysen, paziente di una clinica psichiatrica statunitense negli anni ’60, raccontata da lei stessa nel suo diario personale poi diventato libro. 

“Dichiarata sana e rispedita nel mondo. Diagnosi finale: borderline recuperata. Che cosa voglia dire ancora non l’ho capito. Sono mai stata matta? Forse sì. O forse è matta la vita.” (Susanna Kaysen, protagonista)

I pazienti borderline, soffrono di una condizione particolare che non gli permette di distinguere le emozioni in modo chiaro e definito. Il risultato di questa mancanza è il loro sentirsi diversi dal resto delle persone e la fatica a creare legami stabili con esse, ciò si traduce poi in una costante sensazione di rifiuto da parte della società ed una perenne paura dell’abbandono.

Nei pazienti che soffrono del disturbo borderline l’immagine di sé e dei propri comportamenti non è chiara, e sommata al senso di esclusione, li porta ad adottare comportamenti nel tentativo di ridurre l’esperienza intensa delle emozioni: promiscuità sessuale, autolesionismo, abuso di sostanze, problemi alimentari. Comportamenti che, invece di aiutarli, tendono ad allontanarli ancora di più da quello che la società considera “normale”.

La pellicola, diretta da James Mangold e interpretata da Winona Rider e Angelina Jolie descrive in maniera molto accurata il disturbo della protagonista Susanna quand’essa sta per iniziare un percorso di cura: il film è ambientato per la maggior parte del tempo all’interno del Claymoore Hospital, luogo di cura in cui lo spettatore fin da subito può riconoscere nelle pazienti diversi tipi patologie psichiatriche, dal disturbo sociopatico all’anoressia nervosa.

Il percorso della protagonista all’interno della clinica psichiatrica è anche un espediente narrativo che permette al regista di mostrare le diverse sensazioni e problematiche di Susanna legate al disturbo borderline. Ragazze Interrotte è un film che da voce a questi problemi a queste sensazioni, si fa carico di raccontare una storia, una condizione che le parole spesso non riescono a descrivere in maniera accurata. Utilizzando il punto di vista della protagonista, aiuta lo spettatore ad immergersi nel suo mondo e a capire come il disagio psichico sia una “interruzione” del normale percorso del proprio essere. Sta alle persone stesse ed ai loro curatori, trovare un nesso che li ricolleghi alla vita normale e che gli permetta di riprendere da dove si era “smesso di vivere”.

Intervista al dott. Visintini, uno dei fondatori del metodo GET per il trattamento dei disturbi borderline di personalità.

Che cos’è il disturbo Borderline di Personalità?

Il disturbo borderline è determinato sopratutto da una porzione del cervello che non riesce a funzionare in modo adeguato: l’amigdala (parte del cervello che gestisce le emozioni nrd) essendo iper-sviluppata impedisce lo sviluppo delle aree prefrontali (area implicata pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi, nell’espressione della personalità, nella presa delle decisioni e nella moderazione della condotta sociale ndr).

Il soggetto non riesce quindi a decifrare le emozioni perché ne riconosce di base solo due: la rabbia e la tristezza, tutte le altre no. In più le conosce sempre in modo esclusivo (con l’esplosione impulsiva) e mai con un riconoscimento del proprio stato d’animo e quindi con la capacità di mentalizzarle.

Il paziente non ha quindi gli strumenti che gli permettono di gestire le situazioni della vita comune e di conseguenza lo fanno sentire alienato dal resto del mondo: non sente di avere la dignità di stare in mezzo agli altri e teme costantemente l’abbandono. Questo porta il soggetto ad evitare delle situazioni che potrebbero disregolarlo, automaticamente non fa mai delle esperienze reali di costruzione del proprio mondo emotivo nella giovane età perché evita le situazioni piuttosto che finirci dentro.

In cosa consiste il Metodo GET, a chi è rivolto e perché in questi anni si è reso necessario un trattamento di questo tipo?

Negli ultimi 15 anni la casistica si è ridotta molto in termini di età media una volta tra i 25 -30 e oggi tra i 16 – 25 anni. Questi dati ci hanno portato a studiare un trattamento che non si occupi solamente dei comportamenti disfunzionali ma che si prenda cura anche della personalità del soggetto. I comportamenti non sono altro che l’espressione della personalità e se non curiamo in modo dinamico anche la personalità del soggetto, avremmo solo dato una risposta sul comportamento ma non si sarà modificato altro.

Il pensiero del GET è stato: cominciamo ad affrontare la parte comportamentale fino a che il paziente struttura una propria capacità di mentalizzare, di cogliere il proprio stato d’animo e degli altri, di capire perchè sta male e cosa lo sta disregolando a livello emotivo. Una volta che ha gli strumenti per riconoscere le emozioni e gestirle, inizierà a farlo in senso più dinamico all’interno di gruppi con altre persone di modo che poi sperimenti le relazioni umane dove però lui diventa esperto di emozioni come gli altri

I gruppi esperienziali del GET sono luoghi di esperienza emotiva, quattro gruppi nella prima fase e quattro nella seconda, in cui al paziente non viene educato a qualcosa come in altri tipi di trattamento, ma è lui che costruisce insieme ai compagni del gruppo la propria esperienza, la propria idea di gioia, ansia, tristezza e rabbia.

Comincia a conoscerla iniziando a saperla descrivere in senso fenomenologico (cosa accade nella mia testa ndr) e attraverso l’esperienza fatta in un gruppo dove tutti parlano per esempio della tristezza, di come è avvenuta la crisi, o di come pianificare la crisi per evitare di evitare.

Il tema centrale del metodo GET è il gruppo. Per quale motivo il gruppo è cosi importante per questa tipologia di pazienti?

Nel mondo sono esclusi li sono inclusi. La grande maggioranza della terapie per borderline sono fatte in gruppo, la differenza è tra la terapia in gruppo e di gruppo. In gruppo vuol dire che io vado nel gruppo faccio le cose che devo fare ed esco (posizione individualistica) la terapia di gruppo invece è un concetto di lavoro di equipe: lavoriamo tutti insieme su quello che accade (ad esempio nel gruppo crisi, tutti portano un propria crisi che hanno avuto durante la settimana poi però il gruppo sceglie votando una crisi e tutti la trattano).

Ciò si rivela molto utile all’autostima perché si da ascolto e valore a tutto quello che il paziente sta provando: il gruppo si aiuta a vicenda ad esprimere i fenomeni che accadono nella mente del soggetto e quindi a ordinarli, rispetto alla sua sensazione di isolamento e caos emotivo.

Il metodo è strutturato in tre fasi diverse fra loro. Come si evolvono le fasi e i pazienti durante le fasi? A suo modo di vedere c’è una fase comune in cui i pazienti iniziano a “guarire”?

Dal suo ingresso e ogni 3 mesi, il paziente effettua dei test autoamministrati che vengono tradotti in diagrammi. In questo modo ogni 3 mesi il paziente ha la possibilità di confrontare i trimestri insieme al proprio tutor.

È un modo anche per combattere il loro pessimismo, questi individui non hanno mai la sensazione di cambiare veramente, ma davanti al dato se ne rendono conto. I primi cambiamenti li vediamo nei primi 3-6 mesi quando calano in modo significativo le ideazione suicidiarie, l’autolesività e i comportamenti disfunzionali.

Normalmente dopo circa 3 mesi passa dalla fase 0 alla fase 1 (ovvero il soggetto sa descrivere una crisi e la pianificazione). Tra i 9-12 mesi passano dalla fase 1 alla fase 2 (fase finale) in cui hanno finalmente acquisito una capacita di mentalizzare e non hanno più crisi.

Spesso si parla di soggetti con Disturbo Borderline proprio perché questo confine (borderline) è quello che separa i soggetti da una vita “normale” dalla società dall’inclusione. Esiste davvero un confine così netto?

È il paziente soprattuto che sente il distacco, si sente anormale, non adatto al mondo, indegno. Deve sempre nascondere com’è con vergogna perché teme che se gli altri sappiano come pensa, cosa fa e come ragiona venga buttato fuori.

I soggetti borderline vivono da pseudo normali sapendo di non esserlo. Tutto succede nella loro testa ma quello che accade è vero, perché se loro parlassero dei loro tagli, della loro sessualità, del loro uso delle sostanze la gente non capirebbe la loro sofferenza: la stragrande maggioranza di amici e famigliari pensano che sia un problema di volontà.

Sono persone che sono schiave del giudizio, di se e degli altri. Sono persone che hanno già una genetica predisponente, sono ipersensibili. Bambini che chiedono un tipo di attenzione a cui gli altri purtroppo non sempre riescono a rispondere, di conseguenza per loro l’ambiente diventa peggiorativo.

Proprio perché il disturbo condivide degli aspetti con altri disturbi psichiatrici (comorbilità) com’è possibile identificarlo con sicurezza, come si fa a rendersene conto?

Nella vita Il soggetto per le sue caratteristiche si configura in un certo modo a causa della sua ipersensibilità all’ambiente ecc. durante la sua vita, soggetto sensibile alla separazione, alla paura, molto sensibile alle relazioni umane.

L’espressione comportamentale può essere di tipo diverso (es. istrionico, narcisistico …) però quelle sono espressioni comportamentali del disturbo, dell’organizzazione che vengono classificati come disturbi dal DSM. 

L’organizzazione di personalità invece si esprime in vari comportamenti che possono essere: attacchi di panico, in alcuni casi disturbi biploari e alimentari.

La differenza è che nei pazienti borderline la comorbidità dipende molto dall’ambiente. Un paziente borderline per esempio ha degli sbalzi di umore che possono essere ricondotti al disturbo bipolare, la differenza sta nel fatto che in un paziente con configurazione borderline gli sbalzi sono influenzati da avvenimenti esterni (bella notizia, cattiva notizia) mentre per un paziente bipolare, il procedimento avviene indipendentemente dall’ambiente.

Cannabis tra legalizzazione e divieto.

Dalla metà di maggio, si possono avviare in Svizzera progetti pilota sperimentali che riguardano l’uso ricreativo e legale della cannabis rivolte a maggiorenni che già consumano questa sostanza. Queste sperimentazioni dovrebbero fornire dati e informazioni per orientare in futuro le decisioni politiche legate al consumo di cannabis, punito dal 1975, ma molto diffuso. Secondo gli esperti dell’Ufficio federale della sanità pubblica il divieto legato alla cannabis non ha più molto senso, perché è difficile e oneroso da far rispettare.

Si cerca dunque una via intermedia tra liberalizzazione e proibizionismo, che verrebbe indicata da queste sperimentazioni che possono essere avviate in diversi ambiti, dalla coltivazione, alla produzione, fino al consumo, e che saranno valutate con un bilancio intermedio nel 2024. Il tema della legalizzazione parziale della cannabis è in discussione da diversi anni ed è uno di quelli che divide la politica e che interroga chi lavora nell’ambito delle dipendenze. Quali sono i risvolti di una parziale depenalizzazione e quelli del mantenimento di un divieto assoluto? Quali le conseguenze per i più giovani e per le persone più fragili?

Ne discutono a Millevoci:
Sara Fumagalli, psichiatra e psicoterapeuta, direttrice medico-sanitaria della Clinica Santa Croce a Orselina
Mirko Steiner, psicologo e psicoterapeuta, direttore del centro terapeutico Villa Argentina a Collina d’Oro
Paolo Pietrini, pedagogista e operatore sociale del servizio per le dipendenze Antenna Icaro

Fonte: rsi.ch

Nell’immagine: dipinto realizzato dal gruppo giovani in Socioterapia.

Nuove prospettive di cura e ricerca della sofferenza giovanile.

Nell’ambito del progetto InterregYoung Inclusion“, il 14 Luglio 2021 dalle 18:00 alle 20:00 si terrà presso la Clinica Santa Croce la conferenza “Nuove prospettive di cura e ricerca della sofferenza giovanile”.

Un’occasione per approfondire con esperti la tematica del disagio psichico giovanile, di come esso si sia evoluto nel tempo, e discutere dei nuovi scenari di cura che si sono aperti negli ultimi anni, in particolare il metodo GET (Gruppi Esperienziali Terapeutici). Ospiti della conferenza la dott.ssa Sara Fumagalli, direttore sanitario della Clinica Santa Croce ed il dott. Raffaele Visintini, psichiatra e specialista nel trattamento dei disturbi borderline di personalità.

La conferenza potrà essere seguita sia in presenza presso la Sala Dimitri della Clinica Santa Croce, sia online tramite Teams (link tramite iscrizione).

Scaricare il volantino

Per iscrizioni compilare il modulo alla fine dell’articolo o visitare il seguente link

Link utili:


PROGRAMMA DELLA CONFERENZA

18.00 Saluto introduttivo

Luca Santagostino
Direttore organizzazione e sviluppo Clinica Santa Croce 

18.05 La sofferenza nei giovani tra ieri e oggi

Dr.ssa Fumagalli Sara
Direttore Sanitario Clinica Santa Croce SA

18.30 Trattare pazienti con disregolazione emotiva: Gruppi esperienziali terapeutici (GET)

Dr. Visintini Raffaele
Psichiatra, Specialista nei disturbi borderline di personalità 

19.15 Testimonianze

20.00 Domande dal pubblico e chiusura


Iscrizione alla conferenza

    Acconsento al trattamento dei mei dati secondo l'Informativa sulla Privacy.

    Acconsento all'iscrizione alla mailing list della Clinica Santa Croce

    Iscrizione alla conferenza

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      Depressione: L’importanza della rete.

      Quattro anni di AcDT.

      Il progetto “Alleanza contro la Depressione Ticino”, avviato dal Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) nel 2016, volge al termine dopo 4 anni di collaborazione tra diverse istituzioni del territorio al fine di informare e sensibilizzare la popolazione sulla depressione, favorirne il riconoscimento tempestivo, migliorare l’accesso alle cure e promuovere la collaborazione all’interno della rete di professionisti.
      La conferenza si è tenuta il 10 Giugno, ha permesso di fare il punto della situazione ed avviare una riflessione sull’importanza delle collaborazioni interdisciplinari al fine di garantire una presa a carico solida, mirata ed efficace delle persone che soffrono di depressione e dei loro familiari.


      Moderazione: Giovanni Pellegri

      14.00 – 14.15 – Saluto e introduzione (Raffaele De Rosa)

      14.15 – 15.00 – Depressione, tra nuove forme e nuove sfide (Claudia Nespeca)

      15.00 – 15.45 – Quattro anni di Alleanza contro la Depressione Ticino (Paolo Bianchi)

      16.15 – 17.45 – Depressione: l’importanza della Rete, tavola rotonda (Daria Gasch, Alessandra Marconi, Claudia Nespeca, Renzo Rigotti, Michela Rutz, Nicholas Sacchi, Federico Tamò e Andrea Tonolini)


      È possibile rivedere la conferenza su Youtube a questo link.

      Intervento della dott.ssa Nespeca a “Cronache della Svizzera Italiana” di RSI RETE UNO.

      È disponibile all’ascolto l’intervento della Dott.ssa Claudia Nespeca, vice-primario della Clinica Santa Croce, al programma Cronache della Svizzera Italiana in occasione della conferenza “Depressione: L’importanza della rete. Quattro anni di AcDT”.

      La conferenza indetta dall’AcDT (Alleanza contro la Depressione Ticino) cade al termine del progetto durato quattro anni nel quale le numerose organizzazioni e istituzioni del territorio coinvolte si sono coordinate per sensibilizzare la popolazione ticinese sul tema della depressione e per costruire una rete di cura.


      È possibile inoltre rivedere la conferenza completa a questo link.

      Depressione: L’importanza della rete.

      Quattro anni di AcDT.

      GIOVEDÌ, 10 giugno 2021
      14:00-18:00
      Online / Auditorio Scuola Cantonale di Commercio, Bellinzona

      Il progetto “Alleanza contro la Depressione Ticino” iniziato nel 2016 volge al termine dopo 4 anni di collaborazione tra diverse istituzioni del territorio al fine di informare e sensibilizzare la popolazione sulla depressione, favorirne il riconoscimento tempestivo, migliorare l’accesso alle cure e promuovere la collaborazione all’interno della rete di professionisti.
      La conferenza si terrà il 10 Giugno, offrirà la possibilità ai professionisti coinvolti di fare il punto della situazione ed avviare una riflessione sull’importanza delle collaborazioni interdisciplinari al fine di garantire una presa a carico solida, mirata ed efficace delle persone che soffrono di depressione e dei loro familiari.

      Iscrizioni a questo link entro il 1 Giugno 2021.


      Scaletta della Conferenza

      13.30 – 14:00 Accoglienza e registrazione partecipanti
      14.00 – 14.15 Saluto e introduzione
      Raffaele De Rosa, Consigliere di Stato e Direttore Dipartimento sanità e socialità
      14.15 – 15.00 Depressione, tra nuove forme e nuove sfide
      Claudia Nespeca, medico psichiatra e psicoterapeuta, Viceprimario Clinica Santa Croce
      15.00 – 15.45 Quattro anni di Alleanza contro la Depressione Ticino
      Paolo Bianchi, Direttore Divisione della salute pubblica
      16.15 – 17.45 Depressione: l’importanza della Rete (tavola rotonda)
      Daria Gasch, assistente sociale comunale
      Alessandra Marconi, infermiera a domicilio specializzata in salute mentale
      Claudia Nespeca, medico psichiatra e psicoterapeuta
      Renzo Rigotti, medico di famiglia
      Michela Rutz, curatrice UAP
      Nicholas Sacchi, psicologo ATP/FSP e psicoterapeuta ASP
      Federico Tamò, farmacista FPH
      Andrea Tonolini, medico psichiatra Capo Servizio SPS Sopraceneri OSC
      17.45 – 18.15 Discussione


      Maggiori informazioni: AcDT; Programma della conferenza

      Fragilità giovanile. Quale inclusione in Ticino?

      Nell’ambito del progetto Young Inclusion, lunedì 17 maggio 2021 si è tenuto un convegno on-line destinato al territorio ticinese. Durante l’appuntamento è stata presentata la ricerca “Fragilità, desiderio, inclusione” curata nell’ambito del progetto Interreg Young Inclusion da Supsi col coinvolgimento della Clinica Santa Croce di Orselina.
      È stato presentato l’innovativo “Metodo Get”, il primo metodo evidence-based per il trattamento del disturbo borderline di personalità, nato all’Ospedale San Raffaele di Milano e promosso in ambito ticinese dalla Clinica Santa Croce di Orselina.

      Serata film con tavola rotonda sul tema della neurodiversità e inclusione sociale.

      Vi aspettiamo, Mercoledì 2 Giugno 2021 alle ore 20:00 presso la Sala teatro del centro parrocchiale di Breganzona, per l’evento dell’associazione asi, in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro e la Clinica Santa Croce: Serata film con tavola rotonda sul tema della neurodiversità e inclusione sociale.

      Verrà proiettato il film “Tutto il mio folle amore” del premio Oscar Gabriele Salvatores, tratto dal libro di Fulvio Ervas “Se ti abbraccio non avere paura” (di cui parliamo in questo articolo), occasione per riflettere e sensibilizzare sul tema dei Disturbi dello Spettro Autistico.

      L’evento si propone di fare luce sulla delicata tematica della neurodiversità con l’intervento degli ospiti di rilievo quali il direttore della Fondazione ARES, Claudio Cattaneo e la presidente di asi, Patrizia Berger, e la Dr. Med. Anna Saito della Clinica S. Croce. Sarà occasione per aprire e stimolare il dialogo sull’inclusività degli individui con disturbo dello spettro autistico e delle loro famiglie, e su come la comunità, ed in particolar modo il quartiere, possano concretizzare un importante aiuto al fine di creare un contesto sociale attento e consapevole ai bisogni e alle necessità di questi ultimi.

      Iscrizioni alla serata.

      Fragilità giovanile: quale inclusione in Ticino?

      Nell’ambito del progetto Young Inclusion, lunedì 17 maggio 2021 si terrà, dalle 16.30 alle 18.30, un convegno on-line destinato al territorio ticinese. L’appuntamento sarà l’occasione per presentare la ricerca “Fragilità, desiderio, inclusione” curata nell’ambito del progetto Interreg Young Inclusion da Supsi col coinvolgimento della Clinica Santa Croce di Orselina. Sarà inoltre presentato l’innovativo “Metodo Get”, il primo metodo evidence-based per il trattamento del disturbo borderline di personalità, nato all’Ospedale San Raffaele di Milano e promosso in ambito ticinese dalla Clinica Santa Croce di Orselina.

      Per iscrizioni alla conferenza, consultare il seguente link:

      ISCRIZIONI ALLA CONFERENZA

      Young Inclusion

      “Young Inclusion” è un progetto innovativo sorto allo scopo di recuperare e prevenire situazioni di grave marginalizzazione di giovani attraverso la costruzione e il consolidamento di community care per disabili fisici da incidente, donne in situazione di disagio e ragazzi con disturbo di personalità borderline. Sostenuto da alcune cooperative lombarde, è parte del programma Interreg Italia-Svizzera, Asse 4 Integrazione (ID progetto 563663).

      Metodo GET® 

      Il primo metodo evidence-based per il trattamento del disturbo borderline di personalità, creato e sviluppato interamente in Italia L’acronimo GET® sta per Gruppi Esperienziali Terapeutici. Si tratta di un metodo psicoterapeutico articolato, strutturato finalizzato al trattamento di personalità caratterizzate da disregolazione emotiva. Il metodo si fonda sull’esperienza dei pazienti in un setting gruppale interpersonale, tra pari. L’apprendimento di nuove conoscenze e l’interazione con i componenti del gruppo giocano un ruolo chiave nel processo di cambiamento. Il gruppo omogeneo è vissuto come vera e propria esperienza ristrutturativa basata sul concetto di interdipendenza di K. Lewin.

      Giornata Internazionale dell’Infermiere 2021

      Il 12 Maggio, giorno della nascita di Florence Nightingale, fondatrice delle Scienze infermieristiche moderne, è la Giornata Internazionale dell’Infermiere.

      Dal 1965 (anche se solo nel 1974 fu scelta la data rappresentativa del 12 Maggio) questa giornata è una occasione per riflettere e valorizzare il contributo degli infermieri nella nostra società.

      Ora come non mai quindi, una giornata per ricordare l’impegno e la costanza nel ruolo dell’infermiere che al letto del malato offre il suo supporto professionale e umano per lenire la sofferenza dello stesso, assume una valenza cruciale per la progettazione e l’attuazione di un percorso di guarigione del paziente.

      Congiuntamente al Servizio di Cure Infermieristiche e alla Direzione generale della Clinica Santa Croce, vi ringraziamo per la vostra dedizione quotidiana per la presa a carico dei nostri pazienti augurandovi una buona Giornata Internazionale dell’Infermiere 2021!

      Immagine: ASI TICINO

      Adolescenza: i segnali di disagio che i genitori non dovrebbero perdere di vista, anche in tempo di pandemia.

      Sabato 17 Aprile si è svolto il convegno “Adolescenza: i segnali di disagio che i genitori non dovrebbero perdere di vista, anche in tempo di pandemia” organizzato dalla conferenza Cantonale dei Genitori, con il sostegno di Salutepsi, Atgabbes e in collaborazione con la Supsi, a cui ha partecipato in qualità di relatore la dott.ssa Sara Fumagalli, direttore sanitario della Clinica Santa Croce.

      Di seguito il video del convegno che approfondito il tema del disagio giovanile e le sue implicazioni sulla società, esaminando il ruolo della famiglia e dei genitori: un contesto in passato già delicato che si è aggravato con la Pandemia e le conseguenti misure restrittive.

      Ospiti:

      • Sara Fumagalli – Psichiatra e psicoterapeuta FMH Direttore sanitario e Primario Clinica Santa Croce
      • Stefano Artaria – Psicologo, direttore Comunità socio-terapeutica Arco
      • Daniele Novara – Pedagogista, autore, fondatore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti.

      Moderazione a cura di Guido De Angeli, Ufficio del sostegno enti e attività per le famiglie e i giovani – UFaG

      Tutto il mio folle Amore di Gabriele Salvatores è liberamente ispirato al libro di Fulvio Ervas “Se ti abbraccio non avere paura” che racconta la storia vera del viaggio intorno al mondo di Andrea, ragazzo autistico, e Franco Antonello, suo padre

      La vicenda ruota intorno alle vite di Vincent, affetto da autismo, e suo padre Willi, musicista scapestrato, i quali dopo anni di distacco e senza mai essersi conosciuti, si ritrovano per la prima volta insieme ad affrontare una avventura on the road che non solo avvalorerà il loro rapporto ma sarà motivo di crescita per entrambi.

      Il film, a detta dello stesso Salvatores, non vuole essere un film sull’autismo, ma un film sulla diversità e sulla capacità di amare. Infatti il tema della disabilità e dell’autismo non è gestito in maniera ingombrante e riesce ad essere un elemento centrale del racconto senza tuttavia esserne la parte dominante.

      “Visto da vicino, nessuno è normale. E si può scoprire che è possibile riuscire ad amare anche chi è diverso da noi. A patto di non aver paura di questa diversità”.

      Il mezzo per raccontare questa storia in questo modo, era far riflettere il pubblico sulle emozioni, preoccupazioni, gioie e dolori non solo di Vincent, ma dei diversi personaggi che gli ruotano intorno: la madre Elena che ha costruito un mondo ovattato per il figlio ed è in totale apprensione per la sua fuga, il padre adottivo Mario figura di grande statura morale, anch’egli preoccupato ma fiducioso, ed infine Willi, di gran lunga il meno cauto e cosciente per la situazione di Vincent.

      È proprio il rapporto con Willi, coadiuvato dal distacco dalle sovrastrutture sociali a cui è abituato con la sua famiglia, che metterà Vincent in una condizione di maturazione e libertà. Lindelicatezza di Willi nel non capire quale sia il vero problema del figlio lo induce a trattarlo come un pari senza quella sorta di pietismo che normalmente (purtroppo) viene riservato ai soggetti disabili. È questa la chiave che permette a Vincent di sbloccare il suo folle amore nei confronti di quella persona che lo sta trattando diversamente dal resto del mondo.

      Una storia che è ricca di temi satellite dell’autismo già affrontati in ambito cinematografico, come il distacco e il bisogno di indipendenza e la determinazione della propria individualità, ma ne introduce di nuovi, come ad esempio il bisogno di sessualità, che apre il dialogo sugli individui autistici, sulla necessità di una vita sessuale attiva e della costruzione di relazioni affettive intime con un partner. Un bisogno chiave, difficile da trasporre ma fondamentale per abbattere le barriere che diversificano l’adolescenza “normale” dall’adolescenza di un ragazzo autistico.

      Dettagli del film

      Titolo: Tutto il mio folle Amore
      Anno di uscita: 2019
      Regia: Gabriele Salvatores
      Soggetto: “Se ti abbraccio non avere paura” di Fulvio Ervas
      Cast: Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abbatantuono, Giulio Pranno

      Adolescenza: i segnali di disagio che i genitori non dovrebbero perdere di vista, anche in tempo di pandemia.

      17 Aprile 2021 dalle 9:00 alle 11:30.

      Conferenza Cantonale Genitori, grazie al sostegno di Salutepsi e Atgabbes, con la collaborazione della SUPSI, organizza un convegno su un tema di grande attualità, soprattutto in tempo di pandemia: “Adolescenza: i segnali di disagio che i genitori non dovrebbero perdere di vista, anche in tempo di pandemia”.

      La conferenza si terrà online sulla piattaforma Zoom, sabato 17 aprile dalle 9.00 alle 11.30.

      Interverranno tre relatori di grande esperienza in questo campo: la dott.ssa Sara Fumagalli psichiatra e psicoterapeuta, primario della Clinica Santa Croce; il dott. Stefano Artaria psicologo, Direttore della comunità socio-terapeutica Arco; il dott. Daniele Novara, pedagogista, fondatore del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti.

      Il convegno mira a sensibilizzare i genitori nell’intercettare i segnali precoci di disagio dei propri figli, e a capire quali risorse interne ed esterne possono essere attivate per sostenerli.

      La partecipazione è gratuita, ma l’iscrizione obbligatoria.

      Per iscrizioni visitare il seguente link SUPSI oppure scrivere a deass.sociale.fc@supsi.ch entro il 12 Aprile 2021.

      Link utili: Conferenza Cantonale Genitori, Salutepsi, Atgabbes, SUPSI

      La gestione dei comportamenti problema nell’Autismo

      A cura della dott.ssa Anna Saito, psichiatra e psicoterapeuta della Clinica Santa Croce.
      Esperta nel trattamento dei pazienti con Disturbo dello Spettro Autistico.

      Oggi 2 Aprile è la Giornata Internazionale della Consapevolezza sullAutismo, una giornata indetta dallONU che dal 2007 offre una opportunità di sensibilizzare e riflettere a proposito di questo disturbo su cui ancora vi è molta disinformazione.

      Lautismo è un disturbo del neurosviluppo che interferisce con lacquisizione, la ritenzione o lapplicazione di abilità specifiche e sociali. Un concetto molto difficile da spiegare e comprendere, tanto che il punto di vista di una bambina potrebbe essere daiuto per comprendere i risvolti di questa condizione.

      La testimonianza di questa sorellina, ci apre gli occhi seppur in maniera ingenua ed innocente, su quali sono le caratteristiche del suo fratellino “della Luna”. Dai comportamenti bizzarri e ripetitivi, la solitudine, l’incapacità di intendere o rispondere, la difficoltà nel rapporto con ed in mezzo agli altri fino ai comportamenti definiti “problema”.

      I comportamenti disfunzionali o altrimenti definiti comportamenti problema rappresentano un variegato e multiforme complesso di comportamenti che hanno in comune almeno tre caratteristiche, possono essere: pericolosi per la persona che li emette e/o per altri e inficiano la progressione e l’evoluzione del soggetto con autismo. Non tutti i comportamenti seppur bizzarri e non convenzionali sono da considerarsi problematici o disfunzionali.
      Per poterli affrontare in modo da ridurli o da estinguerli nel soggetto con autismo che li emette in modo incontrollato e di difficile gestione è innanzitutto necessario conoscerne la funzione.
      Ogni comportamento ha una funzione, che si può dedurre dall’effetto che un determinato comportamento produce nell’ambiente circostante. Sarà quindi indispensabile osservare e descrivere ciò che accade prima, durante e dopo l’emissione del comportamento problema.
      Tale analisi funzionale richiede una attenta e metodica osservazione, in cui anche particolari che possono sembrare poco rilevanti o di marginale importanza entrano nell’insorgenza e nel mantenimento di un comportamento problema.
      Le tipologie dei comportamenti sono molteplici e variano da individuo a individuo, anche se le funzioni si possono raggruppare in macrocategorie.
      La più frequente funzione è legata ad una risposta contestuale di attenzione che rinforza il comportamento che seppure disfunzionale avrà comunque ottenuto una risposta da parte del contesto.
      Una seconda e frequente funzione è quella di rifuggire un compito o richiesta da parte del contesto ambientale che sollecita nel soggetto un diniego espresso in modo inadeguato.
      La terza funzione è solitamente legata ad una incapacità di auto intrattenersi in attività gratificanti, con il risultato di emettere comportamenti che si automantengono in quanto l’aspetto che li rinforza è legato ad un’auto stimolazione di vario tipo e genere.
      La capacità di comunicare verbalmente nei soggetti con autismo consente loro di potersi autodeterminare, tale facoltà è anche alla base della frequenza e gravità dei comportamenti problema: a minore capacità di comunicazione corrisponde un aumento di frequenza e gravità dei comportamenti problema.
      L’analisi funzionale del comportamento si basa sulla descrizione dei fattori contingenti, ossia è necessario fare attenzione a variabili antecedenti il comportamento, descrizione della tipologia del comportamento emesso e le conseguenze del contesto ambientale, ossia la risposta ambientale.

      Es. antecedente: Mario è a tavola
      Comportamento: prende il pane da tavola e lo lecca rimettendolo nel paniere
      Risposta ambientale: viene rimproverato verbalmente

      Se un tale comportamento viene registrato con una frequenza regolare, verifcata nel tempo, è possibile che la sua funzione sia quella di rispondere ad un bisogno di attenzione non comunicato in modo adeguato e funzionale.
      Per questo sarà essenziale e proficuo riportare un’analisi funzionale ben fatta ad uno specialista che sappia guidare sia l’analisi del comportamento che stabilirne la funzione per restituire a tutto lo staff che ruota intorno ad un soggetto, compresa la famiglia, gli strumenti adeguati all’ottenimento di quella specifica funzione.

      Anna Saito

      Psichiatra e Psicoterapeuta della Clinica S. Croce

      Grazie alla formazione specialistica della Drssa Anna Saito la Clinica Santa Croce è in grado di prendere a carico pazienti con disturbo dello spettro autistico, con un percorso personalizzato che può essere ambulatoriale o stazionario  a seconda della necessità dell’utente , della famiglia e nel rispetto della rete territoriale già coinvolta nella cura.
      Un sostegno alla famiglia è anche possibile laddove se ne ravvisa la necessità.

      Oltre a questo l’associazione asi – Autismo Svizzera Italiana, attiva da oltre 30 anni, promuove la sensibilizzazione sul tema dell’autismo attraverso eventi e iniziative varie, e offre sostegno alle famiglie attraverso gruppi di Aiuto.
      Asi collabora strettamente con la Fondazione ARES che si occupa di presa in carico di bambini e adulti con Disturbi dello Spettro Autistico, per l’accompagnamento scolastico, abitativo e professionale. Oltre a questo la Fondazione Ares gestisce un Centro di Informazione e Documentazione (CID) specializzato e pubblica, attraverso le Edizioni Fondazione Ares, documenti mirati e pratici per lavorare e comprendere l’autismo. Inoltre, grazie a collaborazioni attivate con altre organizzazioni partner, s’impegna a costruire percorsi formativi e progetti culturali a sostegno di una società sempre più inclusiva.

      È attivo il nuovo servizio “LINEA DIRETTA SALUTE MENTALE E COVID-19”.

      Da oggi, 1 Aprile 2021 la Clinica Santa Croce di Orselina attiverà il servizio LINEA DIRETTA SALUTE MENTALE E COVID-19 per contribuire al benessere psicologico di una popolazione provata dalla pandemia.
      In caso di necessità ci si potrà mettere in contatto con il personale della Clinica tramite una linea dedicata, condividere il proprio disagio ed individuare le modalità più efficaci per un percorso di cura.

      L’isolamento e le preoccupazioni dovute alla pandemia stanno facendo emergere molti nuovi casi di persone con disturbi quali ansia, insonnia, depressione, senso di solitudine e di abbandono.
      Lo dimostra lo Swiss Corona Stress Study condotto dall’Università di Basilea durante tutte le diverse fasi dei lockdown con un campione di oltre 11’000 persone.
      Lo studio ha evidenziato un notevole aumento delle persone con gravi sintomi depressivi, dal 9% nella prima ondata al 18% nella seconda. Colpite particolarmente le fasce d’età più giovani: tra i ragazzi di età compresa tra i 14 e 24 anni la percentuale di sintomi depressivi gravi è addirittura aumentata del 29%, mentre nella fascia dai 25 ai 34 anni del 21%.
      Questi dati sono confermati anche dall’analisi empirica del numero di nuovi pazienti che si rivolgono alla Clinica Santa Croce per un supporto professionale al primo esordio e quelli che hanno avuto una recrudescenza di patologie pregresse.

      Per fare fronte a questa emergenza, la Clinica Santa Croce ha deciso di attivare il servizio LINEA DIRETTA SALUTE MENTALE E COVID-19.
      Chiamando il numero dedicato 091 735 41 38 attivo dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 17:00 esclusivamente per i residenti in Canton Ticino, si entrerà in contatto con un nostro operatore e, se necessario, gli utenti verranno ricontattati per un primo colloquio telefonico specialistico.

      Per Orientarsi nel Disorientamento

      30 Marzo 2021 dalle 9:30 alle 16:00.

      La Clinica Santa Croce collabora per la prima volta alla realizzazione dell’evento promosso dall’associazione Autismo Svizzera Italiana, asi, in collaborazione con la Fondazione Oltre noi e la Fondazione Sasso Corbaro e il sostegno della SUPSI, per celebrare la giornata mondiale dell’Autismo 2021.

      Si tratta di un importante evento che, data la situazione sanitaria, viene proposto in live streaming su Zoom, per favorire la conoscenza e consapevolezza di un disturbo quale l’Autismo, ma anche per aiutare le famiglie ad orientarsi in questa realtà complessa e ricca di sfaccettature.
      La giornata è infatti un percorso di formazione e di informazione sul disturbo dello spettro autistico con uno sguardo rivolto all’etica della cura e dell’accompagnamento nelle varie fasi della vita.

      Nella conferenza è previsto l’intervento della dott.ssa Anna Saito, psichiatra e psicoterapeuta della Clinica Santa Croce ed esperta in ambito autistico.

      La partecipazione è aperta sia al personale specialistico che a tutti gli interessati al tema. Per iscrizioni alla giornata vi preghiamo di contattare i seguenti indirizzi:

      Link utili: ASIOltre NoiFondazione Sasso Corbaro, SUPSI

      Socialità ai tempi del COVID-19: la transizione digitale.

      Del dott. V. Camela, medico assistente in formazione FMH, in collaborazione con la dott.ssa C. Nespeca, vice-primario della Clinica Santa Croce

      In questo periodo difficile in cui lotta e resistenza alla pandemia impregnano la nostra quotidianità, vorremmo aprire un canale di riflessione specificatamente orientato al modo in cui spesso oggi ci troviamo a incontrare le altre persone, l’Altro. La pandemia ci ha costretti a modificare gran parte delle nostre vite, in primis il nostro modo di vivere la socialità, anche se questa tendenza verso il cambiamento è da rintracciare ben prima dell’avvento del COVID-19.

      Dal 2004, con il lancio del social network per antonomasia Facebook, i social network hanno veicolato modi diversi di essere in rapporto con la nostra vita, l’hanno resa “online” un pezzo alla volta e, in tal modo, essa è sempre più sotto lo sguardo e l’occhio, nostro e degli altri.

      Il processo in atto, e l’impennata contributiva della pandemia, sembrano transitare la società moderna verso una sorta di era del “2D”, con software volti a proiettarci attraverso i pixel, a far sentire la nostra voce vibrare attraverso altoparlanti e, in sostanza, a inondarci di informazioni visivo-uditive a scapito di informazioni corporee. Uno “squilibrio sensoriale”?

      Normalmente le informazioni visive si presentano ogni volta che incontriamo un nostro simile ma l’integrazione con le altre percezioni e sensazioni che provengono dall’Altro in presenza, dal calore del suo respiro e dalla sua corporeità, ne attenua la potenza. In questo nuovo modo di incontrarsi, invece, dentro quello schermo nero dove improvvisamente si palesano i colori della vita di un Altro, primeggiano la vista e l’udito. Questi ultimi sono, tra i nostri sensi, quelli filogeneticamente più sviluppati, il punto di arrivo dell’evoluzione ma anche quelli che più ci allontanano dalla presenza dell’Altro. Pensate ai sogni, in essi noi vediamo e sentiamo cose e persone ma non le tocchiamo, anzi, spesso toccare, essere toccati o la sensazione di cadere ci fanno svegliare di soprassalto.

      Inoltre, il fatto che la presenza dell’Altro si smaterializzi, evapori e si trasformi in una mera proiezione grafica non è solo qualcosa che inerisce alla freddezza di input e output che corrono su reti di metallo, ma è anche il transitare da un distacco che normalmente avviene con la lentezza e la gradualità caratteristiche della presenza fisica, un allontanamento lento e progressivo dall’Altro che ci dà il tempo di abituarci alla sua assenza, a un distacco istantaneo con un meccanismo on/off, 0-1, tipico del funzionamento di un computer. Viene da chiedersi quindi quanto uno “strappo” così netto ci faccia percepire un vuoto della presenza dell’Altro a cui non siamo avvezzi. È come se venissero meno sfumature e dissolvenze, e tutto si riducesse a un click che trascina via quel volto in un istante lasciandoci di colpo soli a scrutare il vuoto che ci circonda.

      In questo senso potremmo chiederci quanto una persona online sia realmente presente, se essa esista davvero in quel momento. Da una canzone dei Placebo (“Too many friends”):

      I got too many friends
      Too many people that I’ll never meet
      And I’ll never be there for
      ‘Cause I’ll never be there

      La canzone è un’aspra critica verso il mondo dei social network ma si adatta anche alla nostra trattazione perché, è vero ora come ora, abbiamo troppi amici, troppe persone che non incontreremo mai, delle quali manca la presenza fisica nel palcoscenico della nostra vita e per le quali non siamo davvero lì, per le quali non siamo davvero di sostegno.

      La riflessione finora esposta non vuole essere previsione di scenari apocalittici, quanto nutrire un terreno di consapevolezza che è tassello fondamentale per non perdere la “bussola”.

      Questa transizione a una presenza “più digitalizzata”, attualmente anche in parte obbligata da un mondo sotto assedio di un nemico invisibile, è forse un nuovo stadio evolutivo dell’umana presenza: processi di adattamento squisitamente umani attivano nuovi modi di dare corpo all’incontro con le altre persone. Pensiamo al ruolo che la voce dell’Altro ha acquisito nel nostro attuale modo di comunicare. È certo, infatti, che questi nuovi mezzi abbiano permesso alla nostra voce e alle sue caleidoscopiche sfumature non tanto una maggiore importanza quanto un’insperata centralità. La voce, attraverso le sue peculiarità e seppur digitalizzata, in qualche modo si fa corpo e ci restituisce attraverso le sue vibrazioni, un senso di presenza e di vicinanza.

      Dall’altra parte, questi cambiamenti devono anche sollecitare un richiamo attivo, in virtu’ del compito umano, e quindi nostro, di preservare una “vera” presenza e un autentico sentirci in contatto con noi stessi e con le altre persone. Questo vuol dire, pur anche attraverso uno schermo, allenare i nostri sensi, non perderci unicamente nella vista, riempire lo sguardo e vedere con intensità, ascoltare, risuonare con le parole, accogliere le sensazioni corporee, lasciarsi impressionare e toccare dalle emozioni, sentire l’atmosfera che avvolge l’incontro con un’altra persona. Coltiviamo il desiderio di essere davvero “presenti” e ridare corpo all’incontro, esperienza sempre unica e sorprendente.

      Valerio Camela

      Medico Assistente in Formazione FMH della Clinica S. Croce

      Claudia Nespeca

      Vice Primario della Clinica S. Croce

      “Questi ragazzi hanno bisogno di accettare e vivere il dolore.”

      L’intervista alla dott.ssa Fumagalli per il quotidiano “20 Minuti” del 26.02.2021 si sofferma sul disagio psichico dei giovani, in forte aumento a causa del COVID-19 così come i ricoveri all’interno della Clinica Santa Croce.

      Rivista completa disponibile al seguente link.

      Intervento della dott.ssa Fumagalli a “Falò” di RSI La1

      La puntata del 18.02.2021 di Falò ha avuto come ospiti, nella terza parte “L’inverno più lungo”, la dott.ssa Fumagalli e la Clinica Santa Croce per fare luce sulle conseguenze psicologiche del COVID-19 e le prospettive per i prossimi mesi, soffermandosi sui rituali e sulle abitudini che la pandemia ha tolto.

      L’anno della racchetta

      di Antonio Ferretti e Marco Dalla Fiore

      Da inizio dicembre sono diventate un vero e proprio oggetto del desiderio; trovarle è difficile, se non impossibile. Mai come quest’anno le racchette da neve sono andate a ruba. La pandemia ci ha costretti in casa e la voglia di aria aperta è cresciuta in proporzione. Camminare nella natura è rimasta una delle poche opzioni quasi sempre praticabili. I negozi di articoli sportivi hanno visto le ciaspole sparire dagli scaffali man mano che sono arrivate, ma anche online c’è stato un vero e proprio saccheggio. Siamo stati nella più grande azienda in Europa che fabbrica racchette nella quale per cercare di soddisfare le richieste lavorano 24 ore su 24. Ma dove si trovano i posti migliori per ciaspolare? E che rischi bisogna considerare prima di mettersi in marcia?

      A qualcuno piace freddo

      di Roberto Bottini e Leonardo Colla

      Una giornata di pieno inverno, il termometro segna diversi gradi sotto lo zero. Attorno a un lago ghiacciato diverse persone in costume da bagno aspettano di immergersi nell’acqua gelida. Dal Ticino alla Romandia alla Svizzera tedesca, la scena si ripete sempre più spesso. Una moda, una tendenza, che ha però origini lontane: in medicina le virtù del freddo sono conosciute da tempo e la crioterapia è praticata con successo in diversi ambiti. Sono pratiche consigliabili a tutti o esistono dei limiti? E come ci si avvicina a queste discipline?

      L’inverno più lungo

      di Marzio Pescia e Luca Marcionelli

      Le abitudini fanno parte della nostra vita. Hanno una funzione psicologia importante. Possono rappresentare valvole di sfogo o punti di riferimento per mantenere la rotta. Per gli appassionati di sport l’appuntamento settimanale con la partita è un momento di aggregazione importante. Per chi ama il Carnevale si può senza dubbio parlare di rito, con tutte le implicazioni ad esso associate. La pandemia ci ha tolto molto, compresi abitudini e rituali. Con quali conseguenze sul piano psicologico? E con quali prospettive per i prossimi mesi?

      Fonte: RSI

      Essere diversi, ma non meno.

      A cura della dott.ssa Anna Saito, psichiatra e psicoterapeuta della Clinica Santa Croce.
      Esperta nel trattamento dei pazienti con Disturbo dello Spettro Autistico.

      Il 18 Febbraio è la Giornata Mondiale della Sindrome di Asperger, una giornata che dovrebbe spingerci a riflettere sull’approccio alla diversità. Talvolta, spinti dalla paura che deriva dal non sapere, tendiamo ad associare il diverso come negativo, quando in realtà dovremmo abbracciare le differenze e accorgerci del loro valore.

      La sindrome di Asperger è una forma lieve di autismo – catalogato nel Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali, nell’ultima edizione, come disturbo dello spettro autistico – non associata a ritardo cognitivo né a disturbi del linguaggio e per tale ragione definito “ad alto funzionamento”.

      Pertanto, è da considerarsi un disturbo del neurosviluppo che viene diagnosticato esclusivamente sull’osservazione di comportamenti atipici.

      Il nucleo del tratto genetico autistico, seppure sfumato e lieve nella S. di Asperger implica una difficoltà nell’apprendimento delle regole e comportamenti sociali in odo implicito e automatico, ossia senza necessità di un insegnamento specifico. Molto spesso e in diverse forme peculiari di ciascun individuo, si evidenziano comportamenti bizzarri e non aderenti a modelli di comportamento sociale aspettato e tipico di ciascuna età cronologica.

      Fanno parte del corredo sintomatologico una difficoltà più o meno accentuata di cogliere il punto di vista dell’altro, incomprensione di doppi sensi e metafore, spesso non è presente senso di humor. Punto di forza di questo tipo di funzionamento è legato alla capacità di pensare per immagini, a tale proposito è molto esplicativa una conferenza tenuta dalla prof.ssa in agraria Temple Grandin persona sulla cui storia di vita è stato prodotto un film che è intitolato con il suo nome.

      Le persone con tale funzionamento possono risultare impopolari, a volte irrispettosi delle regole e con interessi ristretti e non sempre condivisibili con i pari. Per questo non è purtroppo raro che le persone che hanno questo tipo di funzionamento si trovino ad essere oggetto di fenomeni di bullismo, che possono essere la causa di comorbidità psichiatrica. Negli adolescenti in particolare possono insorgere disturbi del tono dell’umore, ovvero stati depressivi anche gravi legati alla consapevolezza del limite che li caratterizza e ciò che tali limiti comportano.

      Un approccio al problema che offra strumenti per apprendere una teoria della mente (ovvero la capacità di leggere ed interpretare il punto di vista dell’altro) che in tali soggetti sembra essere di difficile acquisizione, può rappresentare una forma di aiuto valida ed efficace, che consente alla persona con Asperger di interagire socialmente in modo più competente e gratificante. Tali approcci terapeutici si avvalgono di tecniche di analisi applicata del comportamento che utilizzando particolari strategie e strumenti forniscono un modo per apprendere la teoria della mente, facilitando nei soggetti la comprensione di segnali verbali e non verbali utili alla decodifica del comportamento sociale.

      La comunità medica e scientifica è attiva nel cercare nuove terapie e soluzioni per alleviare la grande sofferenza che accompagna la vita di questi individui, talvolta discriminati proprio per un modo di essere diverso. Oltre a questo, le comunità di supporto in giro per il mondo si occupano di fornire un aiuto indispensabile per i soggetti affetti da Asperger.

      Nel canton Ticino l’associazione asi – Autismo Svizzera Italiana, attiva da oltre 30 anni, promuove la sensibilizzazione sul tema dell’autismo attraverso eventi e iniziative varie, e offre sostegno alle famiglie attraverso gruppi di Aiuto. Propone inoltre momenti d’incontro e attività per il tempo libero quali atelier domenicali e vacanze. Dispone inoltre di un’Antenna che raccoglie le richieste dei familiari aiutandoli ad orientarsi verso i vari servizi che operano sul territorio.

      Da qualche anno è attivo all’interno di asi il gruppo GAT, che si rivolge appunto a persone affetta dalla sindrome di Asperger, offrendo loro momenti d’incontro e uno spazio di dialogo informale “in simpatia”.

      Asi collabora strettamente con la Fondazione ARES che si occupa di presa in carico di bambini e adulti con Disturbi dello Spettro Autistico, per l’accompagnamento scolastico, abitativo e professionale. Oltre a questo la Fondazione Ares gestisce un Centro di Informazione e Documentazione (CID) specializzato e pubblica, attraverso le Edizioni Fondazione Ares, documenti mirati e pratici per lavorare e comprendere l’autismo. Inoltre, grazie a collaborazioni attivate con altre organizzazioni partner, s’impegna a costruire percorsi formativi e progetti culturali a sostegno di una società sempre più inclusiva.

      Anna Saito

      Psichiatra e Psicoterapeuta della Clinica S. Croce

      COVID-19: Una nuova normalità fuori dalla capanna.

      A cura della dott.ssa Paola del Giorgio, psicologa della Clinica Santa Croce.

      Con il lockdown abbiamo visto il mondo esterno, i luoghi nei quali trascorrevamo le nostre giornate, improvvisamente limitarsi alle nostre case, a discapito della scomparsa dello spazio sociale e pubblico sia per chi è professionalmente attivo ma anche per i più giovani, che ancora stanno costruendo la loro formazione.

      Tutto questo ha inevitabilmente avuto un impatto significativo sul benessere psicologico ed emotivo della popolazione. L’emergenza Covid ha portato alla luce disagi che agivano sottotraccia, determinando l’acuirsi di criticità già presenti, in particolare in soggetti che presentavano già delle fragilità di tipo psicologico e vivevano relazioni disfunzionali.

      Accanto a queste situazioni “acute”, c’è poi la dimensione che investe la popolazione nel suo complesso: un sentimento generale di disorientamento, che forse deriva anche da questa incertezza sulla possibilità o meno di tornare a una presunta precedente normalità, e dalla fatica relativa al cambiamento. 

      Ma cosa accadrà quando sarà “passata la tempesta”’? E’ possibile che sarà arduo abbattere muri e barriere, che si farà fatica a riprendere la fisicità dei contatti. Saremo, forse, tutti più portati a stabilire confini da non superare?

      È verosimile ipotizzare che, in alcuni casi, il desiderio di stare insieme, a contatto, potrebbe non annullare i problemi, né la paura di tornare ad avvicinarsi agli altri e che, dal punto di vista psicopatologico, si assista ad un aggravio di forme ossessive-compulsive rispetto alla pulizia della casa e alla disinfezione. Il timore di poter contrarre malattie potrebbe continuare ad accompagnare la nostra vita.

      C’è chi parla della possibilità di sviluppare quella che viene definita la “sindrome della capanna”, che rappresenterebbe un contraccolpo psicologico dell’esperienza della pandemia e si configurerebbe come la paura di uscire e lasciare la propria casa, il luogo che per mesi ha garantito sicurezza e riparo da qualsiasi pericoloso agente esterno.

      I sintomi che la caratterizzano riguardano sentimenti di ansia, paura e frustrazione, ma anche disturbi del sonno, depressione e irritabilità. La perpetuata tendenza a isolarsi e “rinchiudersi” si assocerebbe al timore di ammalarsi o di contagiare i propri cari ma anche alla convinzione che, nel riaffacciarsi al mondo, si possa non riconoscerlo come “quello di prima”.

      Gli individui più esposti a sviluppare questo quadro sindromico, tipicamente, non godono di buone capacità di adattamento ai cambiamenti, sono maggiormente inclini allo sviluppo di ansia o ipocondria, o soffrivano in precedenza di fobie e altri disturbi psichiatrici.

      Inoltre, gli effetti del coronavirus sull’economia e le incertezze professionali che ne sono derivate, hanno intaccato anche le sicurezze di moltissime persone che, pur di non far ritorno ad una realtà più difficile da affrontare, ha preferito propendere per una permanenza sicura tra le mura di casa propria. Per affrontare quanto stiamo vivendo e quello che vivremo, sarà opportuno ripensare le nostre paure e preoccupazioni, ma anche gli spazi, il modo di lavorare e di affrontare il quotidiano.

      Quando la paura è “eccessiva”, le capacità di razionalizzare e mentalizzare il reale pericolo sono sopraffatte da una sorta di ‘bugia’ mentale che paralizza il senso critico, soprattutto se la minaccia, come in questo caso, è invisibile e talora sovra-esposta dal punto di vista mediatico.

      Per calarsi nuovamente nella quotidianità ritrovata è, e sarà importante, adottare un adeguato stile comportamentale, favorito da una strutturazione della quotidianità in termini spazio-temporali, e dal mantenimento di un appropriato ritmo sonno-veglia. Al di là delle nostre paure e preoccupazioni, dopo aver trascorso mesi di sconvolgimento nella nostra vita personale e professionale, nel corso dei quali siamo anche stati confrontati con esperienze di lutto e malattia, desideriamo poter tornare a un qualche tipo di normalità.

      Sarà una “nuova normalità”? Dovremo uscire sì dalla capanna, ma consapevoli che questo è possibile con una visione diversa, cambiata, integrata e con una nuova conoscenza di sé e del mondo.

      Il contesto in cui ci siamo calati nel corso dell’ultimo anno, e che ancora ci riguarda, è caratterizzato da complessità, confusione e crisi. Questo inevitabilmente presuppone il configurarsi, in futuro, di una “nuova realtà”, che implica la necessità di incorrere in una trasformazione, non soltanto in un cambiamento. Se in quest’ultimo, infatti, è la situazione a “cambiare”, nella trasformazione cambiamo noi. Se questo processo evolutivo di ri-adattamento risultasse affaticato da una situazione di sovraccarico emotivo o dalla comparsa di sintomi psicopatologici come quelli descritti in precedenza, sarebbe opportuno valutare l’ipotesi di richiedere un adeguato supporto psicologico o psichiatrico, che si configuri come uno spazio per la narrazione dei propri (“nuovi”) bisogni e di quelli dei propri riferimenti affettivi e che sia in grado di favorire l’evoluzione di sentimenti di incertezza e preoccupazione verso dimensioni in cui è possibile ri-sintonizzarsi con le proprie risorse. 

      Paola Del Giorgio

      Psicologa della Clinica S. Croce

      Forum Genitorialità: “Le conseguenze psicologiche nei giovani in Ticino durante le fasi dell’emergenza COVID-19”

      Il dato significativo dei ricoveri in aumento per pazienti minorenni, che nei mesi di Luglio/Agosto 2020 ha raggiunto il 25% del totale dei pazienti psichiatrici, parla chiaro: questo periodo sta portando a un incremento del disagio psichico giovanile (già in crescita nell’era pre-Covid-19). 

      L’incontro virtuale dei membri del Forum Genitorialità, avvenuto lo scorso 18 Gennaio, non è stata solamente l’occasione per accogliere nel 2021 i nuovi e vecchi associati e presentare i nuovi progetti e strategie per il nuovo anno, ma anche uno spazio formativo in cui esperti del settore hanno raccontato la loro esperienza nella gestione dell’emergenza Covid-19, affacciandosi su uno dei temi più a cuore all’associazione, ovvero la salute mentale dei giovani Ticinesi.

      Ospite e presentatrice della conferenza la dott.ssa Sara Fumagalli, primario della Clinica Santa Croce, che spiega dal punto di vista psichiatrico quali sono state (e sono tuttora) le dimensioni di un ricovero psichiatrico per un paziente giovane, contestualizzandolo nella fase di emergenza dovuta al Covid-19. Ecco qui di seguito la registrazione completa della conferenza e il tempo deidcato alla discussione dei temi trattati.

      Un ringraziamento speciale va al Forum Genitorialità e al suo team di collaboratori, che ha gentilmente messo a disposizione le proprie registrazioni.

      Riflessioni e condivisioni con il prof. Giovanni Stanghellini sullo scenario antropologico-esistenziale della pandemia.

      Il secondo incontro del professor Stanghellini, avvenuto lo scorso venerdì 15 Gennaio 2021, riprende le tematiche affrontate nel primo webinar di Dicembre in cui si è riflettuto sul fatto che la realtà attuale, pur essendo capitata in maniera imprevedibile, ha di fatto solamente accelerato un processo contrassegnato da dematerializzazione e di disincarnazione del rapporto con noi stessi e con gli altri, che già esisteva e stava prendendo piede (per alcuni aspetti anche già da un secolo) nell’era preCOVID-19.

      Riproponiamo qui sotto, la registrazione del webinar che descrive e approfondisce, grazie anche a un’ampia parte dedicata alle domande del pubblico, le tematiche già affrontate nel primo incontro, dando vita a diverse riflessioni perlopiù incentrate sul rapporto tra terapeuta e paziente e come esso si è modificato in seguito alle biopolitiche di distanziamento imposte dai diversi di governi.

      Blue Monday. Qual è la vera minaccia?

      A cura della dott.ssa Mariela Balestra, psicologa della Clinica Santa Croce.

      Il cosiddetto “Blue Monday” è stato identificato, tra non poche obiezioni da parte del mondo scientifico, come il giorno più triste dell’anno.
      Calcolato tramite una serie di equazioni e reso pubblico nel 2005, restano molti dubbi sulla sua veridicità, anche se nulla toglie al fatto che, a Gennaio, svanite le feste, l’anno parta in salita: bollette da pagare, aumenti di prezzo, impegni e obblighi vari, carte di credito che battono cassa dopo le spese Natalizie, errori e comportamenti che continuiamo a ripetere riemergono come fantasmi beffardi (e affamati) dietro i pacchi, pacchetti, bottiglie e bicchieri ormai vuoti.
      Non scordiamoci anche i buoni propositi e le aspettative che ci siamo fissati (o che altri hanno deciso per noi), talvolta troppo ambiziosi o troppo densi, che rischiano di alimentare una situazione già carica di numerosi stimoli.
      In aggiunta a questi ultimi, ecco che arriva anche la pandemia che, perpetrando da ormai un anno una costante e silenziosa minaccia, ha senza dubbio influito sui vissuti personali di ognuno, facendo emergere un senso di precarietà dell’esistenza, svegliando una nostra prima d’ora, sconosciuta fragilità, una incertezza degli affetti un tempo così solidi e sicuri.

      La sensazione di non riuscire a stare dietro a tutte le numerose preoccupazioni e la sua derivante confusione: il proverbiale peso sul petto che non solo opprime il respiro, ma che rischia di ostacolare anche la nostra vista sul futuro. Più queste sensazioni si ammucchiano e più noi ci sentiamo rimpicciolire. Voglia di fuggire, di chiudere gli occhi, tempi di propositi e di buone intenzioni dettate soltanto dalla paura di non farcela.

      Cerchiamo di non dimenticare che la sensazione di dover scalare una montagna infinita – cioè l’insieme delle nostri ansie e preoccupazioni – è spesso più dentro di noi che fuori.
      Cominciamo con il dire che sul calendario non sono iscritti né il giorno felice ne il giorno triste, tali momenti dipendono soltanto da noi, dalle nostre vicende e trascorsi. Quindi, è importante non iniziare la giornata con la testa fasciata, aspettando tempeste immaginate da altri, chissà dove e chissà perché.
      Al risveglio, e questo può valere per ogni mattina dell’anno, la realtà sembra sommergerci, a volte è lì per travolgerci e ci appiattisce. Cosa possiamo fare se non affidarci allandare del tempo, che sa trasformare le rapide impetuose del fiume in laghi sereni e non pietrificare i periodi bui in fotogrammi che emanano e ispirano soltanto negatività e impotenza?
      La realtà di gennaio e dei suoi fantasmi beffardi è anche loccasione per imparare a rimettere i piedi per terra: che cosa c’è di più solido della Terra? Va immaginata come un sostegno sicuro dove possiamo ancorare radici e non, come capita spesso, un pantano in cui ci si sporca e si sprofonda soltanto. Vivere a mezzaria forse ci aiuta? Le radici si nutrono forse del vento? Certo, aiuta, ma a non vedere le conseguenze delle nostre scelte, le situazioni in cui siamo o ci mettiamo.

      Chiediamoci quindi di cosa abbiamo realmente bisogno. È qualcosa di necessario o è qualcosa che mi impongo sulla base di un giudizio che viene da fuori? Posso sentirmi ed essere me stesso ugualmente senza questa o quella cosa? Ho propio così bisogno del “fuori” quando mi manca il “dentro” ?
      Gennaio, se vogliamo,  rappresenta l’occasione per capire e distinguere l’utile dal futile, il “dentro” dal “fuori”, il bisogno vero dal momentaneo consumo del piacere. E se un lunedì non basta, Gennaio ne offre cinque, a scelta. E poi, l’anno termina forse a Gennaio?

      Ecco infine un piccolo esercizio pratico per capire bene la dimensione delle preoccupazioni:

      Immaginate un filo lungo tutti i dodici mesi che abbiamo davanti, un filo come quello che si usa per stendere i panni.
      Dal mucchio dei panni da stendere (i nostri timori e preoccupazioni) prendiamo una “cosa” per volta, perché il “mucchio” non può essere affrontato tutto insieme: potrebbe cadere e sopraffarci!
      Così, dopo aver fatto un respiro profondo e lungo come il filo che corre tutto l’anno e dopo aver allargato lo sguardo da un capo all’altro, stendiamo i panni ad asciugare al sole: uno ad uno, un passo per volta, un respiro per volta, un pensiero, un impegno, una scadenza, una paura, una lacrima, tutti uno alla volta. Sediamoci infine senza più il peso del mucchio, con accanto qualche persona cara con cui condividere l’attesa, perché il mondo non è sempre e soltanto cattivo.: verrà la primavera, verrà l’estete, verrà la luce e, una “cosa” dopo l’altra Gennaio sarà alle spalle: anche le nuvole si saranno allontanate e il sole scaccerà il buio asciugando i panni.

      Mariela Browne Balestra

      Psicologa della Clinica S. Croce

      Forum Genitorialità.

      Le conseguenze psicologiche nei giovani in Ticino durante le fasi dell’emergenza COVID-19.

      Il 18 Gennaio 2021 avrà luogo l’incontro dei membri del Forum Genitorialità, dalle ore 14 alle ore 16 in modalità online. Sarà possibile accedere alla conferenza tramite il seguente link.

      Il programma dell’incontro è cosi strutturato:

      • Saluto della Presidente.
      • Progetti dell’Associazione Forum Genitorialità 2021.
      • Introduzione sul tema delle strategie e trasformazione delle associazioni nel sostenere le famiglie in tempo di Covid-19.
      • Presentazione da parte di alcuni enti e delle loro esperienze dirette.

      A fare seguito all’incontro vi sarà poi la conferenza dal titolo “Le conseguenze psicologiche nei giovani in Ticino durante le fasi dell’emergenza COVID-19” che esporrà il punto di vista degli specialisti impegnati con le problematiche psichiche e psichiatriche del canton Ticino e sarà presentata dalla dott.ssa Sara Fumagalli, primario della Clinica Santa Croce.

      LINK PER LA CONFERENZA

      Covid-19 e le festività Natalizie: i campanelli d’allarme da non trascurare

      A cura del dr. Folini Psichiatra della Clinica S. Croce

      La Pandemia da COVID-19 ha rappresentato, e rappresenta tuttora più che mai, un importante stimolo stressante, e un elemento in grado di cambiare radicalmente, nel breve periodo sicuramente e probabilmente anche più a lungo, alcune nostre abitudini di vita e il modo in cui ci relazioniamo con l’altro, oltre al modo in cui percepiamo la relazione con l’altro e con l’ambiente esterno.

      Misure come lockdown, chiusura temporanea di molte attività commerciali e ricreative, oltre al divieto di assembramenti, hanno sicuramente ridotto gli spazi e le occasioni di socializzazione e hanno comportato situazioni di forzato isolamento, parziale o in alcuni casi totale.

      Se questi elementi comportano già normalmente distress e sofferenza, e possono portare all’acuirsi di problemi o fragilità pre-esistenti, che ruolo possono avere in un periodo così particolare come quello delle festività natalizie?

      Il periodo di Natale, è già notoriamente considerato un periodo di importanti stimoli. Uno stimolo, positivo o negativo che sia, è un fattore che smuove, crea un cambiamento. Anche un cambiamento positivo, può essere percepito dalla nostra mente come uno stressors.

      E’ già noto che il Natale possa portare in alcuni casi ad un aggravamento di vissuti depressivi. Senza parlare di diagnosi, si può dire che aspetti depressivi possono essere la solitudine, la perdita di interessi e spinta vitale, il calo delle energie fisiche e mentali, la perdita di una regolare e sana routine giornaliera.

      Spesso questi elementi vengono acuiti dal periodo natalizio, in quanto cresce, nel vissuto della persona, il disagio derivante dal contrasto tra la propria tristezza e solitudine e invece i messaggi di gioia, comunità, relazione e condivisione che fanno parte di questo periodo.

      Nel mondo anglosassone si parla addirittura di Christmas Blues, ovvero tristezza natalizia. Un fenomeno che, seppur senza arrivare ai criteri per una depressione, comporta malinconia, sentimenti di solitudine, disforia e che perdura di solito nelle due-tre settimane a cavallo delle feste.

      Può’ quindi il periodo natalizio avere in questa particolare contingenza, un impatto ancora maggiore sul benessere e sulla salute mentale delle persone?

      Probabilmente si, in quanto le limitazioni imposte dalla pandemia in corso vanno ad acuire problemi e criticità che già molte persone con un umore fragile, o situazioni socio-economiche problematiche, possono normalmente vivere.

      Isolamento forzato al domicilio, impossibilità di seguire una routine quotidiana sana e regolare (data dal regolare alternarsi di lavoro, sport, svago e relazioni sociali), problematiche economiche che alcune categorie di lavoratori stanno vivendo più di altre per via dell’incidenza che la pandemia in corso sta avendo a livello locale e globale sono tutti elementi che possono abbassare il livello del nostro umore e alzare invece il livello di stress, oppure di ansia.

      Diversi studi inoltre dimostrano come già alcuni fenomeni abbiano avuto nella pandemia da COVID-19 uno stimolo che ne ha indirettamente potenziato l’entità e la frequenza. Statisticamente sono aumentati i casi segnalati di violenza domestica, cosi’ come le telefonate di aiuto ai numeri dei centri antiviolenza. Anche i casi di condotte di abuso, sostanze stupefacenti o alcol, sono aumentati sensibilmente dal secondo trimestre del 2020.

      Spesso una situazione di disagio interiore, se non più’ gestito può trasformarsi in qualcosa che influenza fortemente il nostro funzionamento quotidiano e sociale. In casi seri può anche arrivare a rappresentare un disturbo somatico, in quanto colpisce non solo la nostra psiche ma anche il nostro organismo.

      Cosa si può fare?

      • Adattarsi il più possibile alla situazione straordinaria in corso trovando il modo per mantenere una regolare routine. L’iniziativa della Rete Salute Psichica Svizzera propone 10 passi per la salute mentale.
      • Prevenire: prestare particolare attenzione ai campanelli di allarme e imparare a riconoscerli.

        riduzione dell’appetito: l’inappetenza prolungata può portare a un dimagrimento eccessivo e perdita di energie.

        insonnia: la diminuzione delle ore di sonno può portare all’aumento del nervosismo e dell’irritabilità, alla disforia, e alla perdita di lucidità.

        ansia e stress: Potrebbero comparire o intensificarsi sentimenti di sconforto, pessimismo, incapacità di fare progetti anche a breve termine, paure che prima non si conoscevano e difficoltà di concentrazione.

        perdita di interessi: la prolungata perdita di interessi e la scarsa voglia di fare rischiano di trasformarsi in sedentarietà e decondizionamento fisico.

        tendenza all’isolamento: Dal distanziamento fisico come misura preventiva, potrebbe svilupparsi una tendenza a fuggire dalle relazioni con le persone che prima si frequentavano.

        stanchezza fisica e mentale: le cose che prima si facevano quotidianamente potrebbero risultare molto faticose e complicate.

      • All’insorgere di situazioni insolite o al riconoscimento di diversi campanelli di allarme, parlarne coi propri amici o famigliari oppure chiedere aiuto al proprio medico.

      Lorenzo Folini

      Psichiatra della Clinica S. Croce

      Riflessioni e condivisioni con il prof. Giovanni Stanghellini, in uno scenario antropologico-esistenziale che ci tocca, ci interroga.

      “Il COVID e le politiche di restrizione non hanno sconvolto più di tanto il nostro modo di vivere”

      Il prof. Stanghellini esordisce con una provocazione nel webinar organizzato dalla Clinica Santa Croce il 9 Dicembre 2020, che riproponiamo al link qui sotto.

      “Il COVID non ha cambiato radicalmente i nostri stili di vita, ma li ha indirizzati verso quello che alcuni ambiti della società stanno creando da oltre 100 anni” afferma il Professore, che per avvalorare la sua tesi prende in considerazione tre punti cardine della nostra società: l’architettura, la biomedicina e i social network.

      Una riflessione profonda, influenzata dalle tematiche attuali, che spinge inevitabilmente il pubblico a ponderare sul periodo che stiamo vivendo e che offre nuovi spunti riflessivi non solo per il mondo accademico.

      Ascolta l’intervento della dottoressa Fumagalli alla trasmissione “Uno Oggi” di Rete1 del 10.12.2020 in occasione della Giornata d’azione della salute mentale.

      Parlarne. Trovare aiuto.

      La salute psichica dipende dall’equilibrio fra le nostre risorse e le fonti di stress. Una situazione di emergenza, come quella che stiamo vivendo attualmente a causa della pandemia di COVID-19, può compromettere la nostra stabilità emotiva.

      Uno Oggi si dedica alla Giornata d’azione della salute mentale voluta dal Consiglio federale per, “sensibilizzare la popolazione sui temi della salute mentale, far cadere i tabù e de stigmatizzare la ricerca di aiuto, far sapere alle persone dove possono ricevere un aiuto concreto quando le risorse si esauriscono e/o non possono contare su alcuna rete sociale”.

      Problemi finanziari, perdita del lavoro, solitudine, ritiro sociale, conflitti familiari, sono tutti fattori che minano la nostra vita. Ma in questa Giornata nazionale vogliamo chiederci se sia azzardato dare una lettura positiva di questa pandemia e se si possa parlare anche di effetti benefici sulla psiche. Dedicheremo inoltre una pagina speciale agli effetti dell’emergenza sugli adolescenti. Sono infatti i giovani a pagarne il prezzo più alto: loro, che dall’oggi al domani si sono trovati prigionieri tra le mura domestiche in un momento esistenziale in cui è fondamentale sperimentare le relazioni e i contatti sociali nel mondo.

      Ospiti:

      • Sara Fumagalli, Primario Clinica Santa Croce di Orselina
      • Fabio Mazzola, apprendista ottico
      • Mattia Antonini, psicologo dell’infanzia e dell’adolescenza
      • Manuel Rossello, docente di italiano alle scuole medie di Pregassona.

      Fonte: RSI

      Questa seconda settimana di Dicembre vede fissati due appuntamenti per la Salute Mentale in relazione al singolare periodo dovuto alla pandemia: “Esserci ai tempi del Covid-19: l’urto sull’esistenziale” del prof. Stanghellini organizzato dalla Clinica Santa Croce, e “Parlarne. Trovare Aiuto.” dell’Ufficio Federale della Sanità Pubblica.

      9 Dicembre 2020

      Esserci ai tempi del Covid-19: l’urto sull’esistenziale

      Webinar Online, per informazioni cliccare qui.

      Riflessioni e condivisioni con il prof. Giovanni Stanghellini, in uno scenario antropologico-esistenziale che ci tocca, ci interroga.

      Se “All’inizio è la relazione” (Buber, 1923) e se la soggettività si fonda sull’intersoggettività, in che modo la “distanza sociale” ri-definisce il nostro essere-con-l’Altro e con noi stessi

      10 Dicembre 2020

      Parlarne. Trovare Aiuto.

      L’UFSP organizza la giornata d’azione «Parlarne. Trovare aiuto.» su incarico del Consiglio federale e in collaborazione con le organizzazioni d’aiuto Telefono amico, Pro Juventute, Pro Senectute, Pro Mente Sana, Caritas, Croce Rossa Svizzera e tanti altri attori.

      Maggiori informazioni: UFSP

      Segnaliamo inoltre lo «Swiss Corona Stress Study» dell’Università di Basilea che analizza gli effetti della pandemia di Covid-19 sulla salute psichica. Alla luce della seconda ondata della pandemia e delle misure adottate, l’Universität Basel sta conducendo un nuovo sondaggio che vuole anche identificare gli importanti fattori di stress e di protezione.

      La partecipazione costituisce un contributo importante per la ricerca. Sulla base delle vostre risposte riceverete inoltre dei consigli su misura per ridurre il livello di stress.

      Partecipa al sondaggio.

      Disabile o Altrimenti Abile?

      A cura della dr.ssa Anna Saito Psichiatra e Psicoterapeuta della Clinica S. Croce

       3 Dicembre: Giornata Internazionale della Disabilità

      Dal 1992, l’assemblea generale dell’ONU ha introdotto la Giornata Internazionale della Disabilità, mirata a promuovere i diritti e il benessere delle persone disabili in tutte le sfere della società e dello sviluppo, e aumentare la consapevolezza della situazione delle persone con disabilità in ogni aspetto della vita politica, sociale, economica e culturale.

      Il messaggio delle Istituzioni che da allora promuovono tale giornata spinge inevitabilmente ad una riflessione sull’accezione del termine disabile e su come esso possa indurre in errore nell’interpretazione  di un individuo.

      Disabile o altrimenti abile?

      In queste due definizioni è racchiuso un diverso approccio al problema della disabilità. Nel primo termine viene posto l’accento su ciò che manca in un individuo e non su ciò che c’è. In altre parole, già l’etimologia greca dis=cattivo fa evincere tale approccio al tema: il prefisso con valore dispregiativo sottende un punto di vista e una prospettiva a partire da una diminuzione della persona. L’altro termine, altrimenti abile, al contrario sottende la valorizzazione della persona oltre possibili limiti dovuti ad un handicap .

      Il mondo della disabilità è molto vasto e racchiude moltissime realtà le cui cause possono essere le più svariate. Le patologie che conducono alla disabilità sono di diversa natura, traumatica, genetica, degenerativa, congenita, infiammatoria, infettiva, autoimmune, psichiatrica. Ciascuna di esse può in vario grado rendere la persona non abile in determinate aree di funzionamento. In ciascun individuo la disabilità può colpire una o più funzioni, motoria, sensoriale, cognitiva, associativa, emotiva, relazionale.

      La sfida più grande in qualsiasi tipo di deficit è quella di riconoscere e individuare nelle singolarità di ciascuno le aree funzionali che rappresentino i punti di forza di un individuo oltre che un riconoscimento dei punti di debolezza; l’attenta analisi funzionale della persona rappresenta la base su cui costruire un progetto abilitativo o riabilitativo, nel caso in cui le funzioni si siano perse a causa di un danno.

      La progressione d’un progetto riabilitativo di qualsiasi genere deve necessariamente passare dapprima nel riconoscimento del limite della persona da parte della persona stessa quando questo è possibile, dalla famiglia e dalle istituzioni. Il percorso di riconoscimento ed accettazione dei bisogni che originano da un deficit di qualsiasi tipo necessita di un lavoro psicologico che faciliti tale percorso, fornendo possibili e nuove strade viabili, in sintonia con le caratteristiche della persona , restituendo ad essa coerenza e continuità di sé.

      Un’equipe multidisciplinare dovrà essere in grado di formulare un percorso di cura il più possibile individualizzato, in cui la persona e la sua storia siano al centro di un progetto in cui tutti gli attori principali, compresi i familiari, condividano gli obiettivi raggiungibili e le modalità di tale raggiungimento. Ciascuno degli attori infine dovrà acquisire strumenti adeguati al proprio ruolo all’interno di quel progetto.

      La sinergia di questo tipo di trattamento sarà fondamentale per costruire diverse abilità che vedranno il soggetto non più come un disabile, ma come una persona diversamente abile che nella diversità potrà ancora sentirsi simile o alla pari di altri che possiedono un ruolo diverso nella società.

      Anna Saito

      Psichiatra e Psicoterapeuta della Clinica S. Croce

      “Sul fondo della bottiglia”

      Giovedì 12 Novembre 2020 è andato in onda su RSI La 1 alla trasmissione Falò il reportage dal titolo “Sul Fondo Della Bottiglia”. Una parte dei contenuti è stata effettuata in collaborazione con la Clinica Santa Croce e con intervista alla dott.ssa Nespeca Claudia, vice primario.

      La trasmissione è ora disponibile alla visione sul sito RSI Play.

      Sul fondo della bottiglia di Renato Pugina

      L’alcolismo rappresenta ancora oggi la malattia sociale più diffusa anche in Ticino dai costi sociali ed economici pesantissimi. E’ una patologia subdola, connessa ad un genere di consumo molto apprezzato, socialmente tollerato, se non addirittura incentivato. Bere sostanze alcoliche è nella norma, ma l’alcolista viene poi emarginato e stigmatizzato. Le cifre sono eloquenti: oltre il 20% della popolazione svizzera assume alcol in modo eccessivo, ogni anno 16.500 persone finiscono in ospedale per abuso etilico, i costi sociali dell’alcolismo sono stimati in 4,2 miliardi di franchi. Il reportage ci porta dentro a questa realtà umana e sociale ancora nascosta e tabù, connotata dalla vergogna di essere precipitati in un abisso. “

      Alcol – L’ebbrezza globale di Andreas Pichler

      L’alcol si può produrre facilmente e la sua piccola molecola è in grado di influenzare tutti i 200 miliardi di neuroni in un cervello umano in modi completamente diversi. Ma quasi nessuno descrive l’alcol come una droga nonostante i suoi effetti psicoattivi e di distruzione delle cellule. Ma perché lasciamo morire tre milioni di persone ogni anno? E che ruolo gioca la potente industria degli alcolici con un fatturato annuo di 1.200 miliardi di euro in questo occultamento coerente? L’autore, a cui piace anche bere un bicchiere, cerca risposte alle domande sul perché beviamo, cosa ci fa l’alcol e quanto fortemente l’industria influenza la società e la politica.

      Fonte: RSI Play

      Comunità psichiatrica a Gesenzano (VA) per il disturbo borderline dedicata a Frida Kahlo

      Lo sforzo congiunto delle istituzioni coinvolte sta già portando alcuni frutti per la comunità, è imminente infatti l’apertura della comunità Frida Khalo a Gerenzano (Varese) dove troveranno accoglienza ragazze con disturbo di personalità borderline seguite dalla Cooperativa “La Clessidra”

      In questo video, Luigi Campagner, psicanalista e presidente della Cooperativa “La Clessidra” (partner di Young Inclusion), presenta la Comunità Terapeutica “Frida Kahlo”, che a breve aprirà a Gerenzano (Varese) nell’ambito di Young Inclusion.

      Il progetto Young Inclusion

      Young Inclusion è un progetto innovativo sorto allo scopo di recuperare e prevenire situazioni di grave marginalizzazione di giovani attraverso la costruzione e il consolidamento di community care per disabili fisici da incidente, donne in situazione di disagio e ragazzi con disturbo di personalità borderline. Sostenuto da alcune cooperative lombarde, è parte del programma Interreg Italia-Svizzera, Asse 4 Integrazione (ID progetto 563663).

      Fonte: younginclusion.org

      La Clinica Santa Croce, insieme ad altre realtà Svizzere ed Italiane, partecipa a questo progetto che si pone i seguenti obiettivi:

      • L’attività di equipe integrate di operatori dei versanti italiano e svizzero, che collaboreranno in sinergia per la cura psicologica di donne in strutture nel lecchese e nel varesotto.
      • La condivisione dei Gruppi Esperienziali Terapeutici (GET), metodo rivoluzionario per la cura del disturbo border line ideato dal dottor Raffaele Visintini, medico psichiatra dell’Ospedale San Raffaele di Milano.
      • L’avvio di un centro di musicoterapia a Valmorea

      Il disturbo di personalità Borderline

      Una delle fragilità cui si rivolge Young Inclusion è un malessere su cui spesso si lamenta scarsa informazione, nonostante la sua diffusione tra i giovani. Da qui il desiderio di produrre alcuni video, come questo, che raccontino questo disturbo. Qui Martina Segrini, psicoterapeuta e socia fondatrice dell’Associazione GET, già coordinatrice del progetto sperimentale Alda Merini e futura coordinatrice della comunità riabilitativa media  assistenza Frida Kahlo di prossima apertura (entrambe parte della rete della cooperativa “La Clessidra” – partner di Young Inclusion), spiega origine e sintomi di questo disturbo.

      Covid, una malattia anche Mentale

      Negli scorsi mesi non solo il numero di persone fragili mentalmente si è ampliato, ma in numerosi paesi i servizi messi a loro disposizione sono stati interrotti o perturbati.

      Il coronavirus si riaffaccia, si parla di seconda ondata ed in molti di noi ritorna un sentimento di smarrimento. Incertezza, ansia, stress sono una delle facce della pandemia, i cui effetti non interessano solo la salute fisica, ma anche quella mentale. L’Organizzazione mondiale della sanità lo ha ricordato ieri, in occasione della Giornata mondiale per la salute mentale, indicando che negli scorsi mesi non solo il numero di persone fragili mentalmente si è ampliato, ma in numerosi paesi i servizi messi a loro disposizione sono stati interrotti o perturbati. L’OMS lancia un appello ad investire maggiormente in questo settore che, a livello mondiale, assorbe meno del 2 per cento delle spese totali in materia di sanità. Salute mentale ai tempi del coronavirus, allora: come siamo messi? Ne discutiamo con: Devora Kestel, direttrice del dipartimento della Salute mentale e dell’abuso di sostanze presso l’Organizzazione mondiale della sanità Sara Fumagalli, psichiatra, direttrice sanitaria della clinica Santa Croce di Orselina, Michele Mattia, psichiatra e psicoterapeuta, presidente di ASI-ADOC, l’Associazione della Svizzera italiana per i disturbi d’ansia, compulsivi e depressivi, Manuela Vanolli, psicologa, collaboratrice scientifica presso l’Ufficio del medico cantonale.

      Fonte: https://www.rsi.ch/play/radio/modem/audio/covid-una-malattia-anche-mentale?id=13507855

      Per Emergenze        +41 (0) 91 735 41 41

      METODO GET®

      Un nuovo metodo per il trattamento del
      Disturbo Borderline di Personalità.
      Da Settembre 2021 alla Clinica Santa Croce.

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